Islamabad, 14 nov – Un altro arresto illustre oggi in Pakistan: Imran Khan, ex campione di cricket e leader del partito del “movimento per la giustizia”, è stato arrestato durante un comizio all’università del Punjab per aver guidato le proteste degli studenti contro il presidente pakistano Pervez Musharraf. Il campione, che martedì aveva assicurato di non essere intenzionato a scendere a patti con il generale, aveva salutato gli studenti augurandosi che iniziassero a mobilitarsi “per la restaurazione della democrazia sull’esempio degli avvocati e dei politici perché – ha spiegato Khan – dovrebbero reagire alla violenza brutale di questo regime dittatoriale”. Secondo il portavoce del campione, Seth Niazi, sarebbero stati gli studenti del movimento rivale Jamaat-e-Islami a consegnarlo alla polizia, gesto che potrebbe costare a Khan l’incriminazione per incitamento alla rivolta armata. Il leader del “movimento per la giustizia”, che si nascondeva da ben undici giorni dopo essere scappato dalla sua casa dove era costretto agli arresti domiciliari, ieri aveva teso la mano alla leader del Partito popolare, Benazir Bhutto, affermando di condividere la sua battaglia contro la fine dello stato d’emergenza. Khan inoltre si era rallegrato del fatto che “tutti i partiti dell’opposizione fossero finalmente d’accordo nel rifiutare qualsiasi tipo di compromesso con il regime dittatoriale di Musharraf”. Ma oggi è stata anche la giornata del presidente pakistano che, in tre diverse interviste, ha affrontato senza remore tutte le questioni più spinose emerse negli ultimi giorni. Dalle pagine del New York Times, il generale ha respinto gli ultimatum provenienti dalla comunità internazionale e dall’opposizione sostenendo che “lo stato d’emergenza ha lo scopo di assicurare un pacifico svolgimento delle elezioni convocate per il 9 gennaio”. (SEGUE)