Roma, 27 nov – La Costituzione stabilisce che agli impieghi pubblici si accede per concorso. E le continue sanatorie per l’assunzione dei precari la vìolano. E’ la tesi sostenuta da Bernardo Giorgio Mattarella, docente di diritto amministrativo e presidente dell’Istituto di ricerche sulla pubblica amministrazione. Premesso che “i precari non sono tutti eguali” e che “le leggi finanziarie, invece, fanno poche distinzioni: agiscono in modo grossolano sia quando si tratta di bloccare le assunzioni, sia quando si tratta di stabilizzare chi è stato assunto in violazione del blocco”, Mattarella, spiega sul sito di analisi economica lavoce.info le ragioni di un profondo dissenso con i provvedimenti all’esame del Parlamento. “La legge finanziaria per il 2008, come approvata dal Senato, amplia la platea dei beneficiari – scrive Mattarella – , spostando di un anno il termine entro il quale occorreva aver maturato i requisiti e ammettendo in via generale anche i collaboratori coordinati e continuativi, che di regola sono reclutati senza alcuna selezione. Sono esclusi, con una certa dose di demagogia, solo i famigerati ‘portaborse dei politici’, evidentemente di razza inferiore rispetto ai portaborse dei presidenti di enti pubblici e a quelli dei direttori generali, spesso nominati, a loro volta, dai politici, e non eletti dai cittadini”. È difficile prevedere quanti precari beneficeranno della nuova norma e in quali tempi (la norma della Finanziaria 2007 è in parte inattuata). “Dell’allungamento di un anno potrebbero beneficiare in circa 15mila, dell’estensione molti dei 90 mila co.co.co. Ancora più difficile ipotizzare i costi reali: lo stanziamento è di 20 milioni di euro per ciascuno dei prossimi tre anni, ma potrebbe essere aumentato. Molto dipenderà dai piani di stabilizzazione predisposti dalle amministrazioni. L’effetto della norma è comunque grave, perché due sanatorie consecutive implicano il passaggio dall’eccezione alla regola: il reclutamento senza concorso, con successiva stabilizzazione, tende a diventare un modo ordinario di assunzione. Poiché non c’è due senza tre, continuerà la corsa a mettere un piede nelle amministrazioni, sperando in successive sanatorie. Sanatorie che non mancano mai, perché – a torto o a ragione – nessun governo vuole licenziare dipendenti pubblici. Continuerà, quindi – osserva Mattarella – la sistematica violazione della Costituzione”. Secondo il commentatore de lavoce.info, “tutto ciò comporta una grave discriminazione tra i precari e i vincitori di concorso che non hanno ancora preso servizio. I primi lavorano, anche se in molti casi non hanno fatto niente per meritarlo; i secondi non lavorano, anche se hanno vinto un concorso. Un legislatore che privilegia i primi ai secondi è inqualificabile. Ma c’è anche un’altra ingiustizia, spesso trascurata: è la disparità di trattamento tra i precari del settore pubblico e quelli del settore privato. Perché i primi devono essere stabilizzati e i secondi no? Semmai, dovrebbe essere il contrario: perché nel settore privato i precari sono spesso vittime dell’elusione di norme poste a loro tutela; nel settore pubblico sono spesso beneficiari dell’elusione di norme poste a tutela dei cittadini (sia in quanto utenti dei servizi amministrativi, sia in quanto potenziali concorrenti per gli impieghi pubblici). Nonostante la privatizzazione, infatti, i dipendenti pubblici rimangono, per alcuni importanti aspetti, diversi da quelli privati. Una delle differenze è che nelle pubbliche amministrazioni non c’è un padrone che spende i propri soldi: si possono attenuare le conseguenze di questo fatto (per esempio, con la trasparenza), ma non lo si può eliminare. È per questo che la Costituzione pone il principio del concorso per l’accesso agli impieghi, sottraendo ai vertici delle amministrazioni il controllo delle assunzioni. Ed è per questo che la legge esclude, per il settore pubblico, la conversione del rapporto a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato: sarebbe un modo troppo facile per eludere il concorso. Sanatorie come questa – conclude Mattarella – aggirano questo divieto e consentono questa elusione”.