Roma, 10 dic – Un’immagine ha segnato il bilancio di questo mio 2007: ero all’aeroporto di Lima, in Perú, qualche giorno fa; all’improvviso mi sono imbattuto nella enorme antisala degli imbarchi internazionali con una folla indistinta di uomini donne e bambini in lacrime. Una moltitudine silenziosa ma singhiozzante, che inizialmente quasi impediva il mio passaggio all’area del controllo passaporti.“Gli italiani hanno la memoria corta”, ho pensato tra me e me”. Inizia così il lungo post che Fabio Porta ha pubblicato sul proprio sito, e in cui il coordinatore Uim per il Sudamerica ricorda i tempi dell’emigrazione italiana verso l’America Latina-. Quei volti straziati e piangenti, quegli anziani dignitosamente disperati o quei bambini apparentemente incoscienti non dovevano essere umanamente molto diversi dai personaggi che, forse cento o piú anni fa, affollavano i porti di Genova o Napoli per salutare le migliaia di partenze che per decenni caratterizzarono quello che forse è stato il piú grande esodo della storia dell’umanitá: l’emigrazione degli italiani. – scrive – Oggi i porti sono stati sostituiti da moderni aeroporti; quello che non mi pare cambiato è il sentimento di disperazione che spinge chi scappa dalla miseria propria e della famiglia alla ricerca di condizioni migliori, magari spesso illuso da troppo facili promesse o da sogni che mai si realizzeranno. Di fronte a questi fenomeni non vale ricorrere alla ‘strategia dello struzzo’, infilando la testa sotto la sabbia per non vedere, o peggio ancora cavalcare facili tentazioni xenofobe o peggio ancora razziste. Tutti gli studi e le analisi serie e qualificate ci dicono che la presenza di flussi migratori dai Paesi poveri ai Paesi ricchi è un fenomeno inevitabile e in crescita; un fenomeno che va certamente regolato e controllato ma che nessuno, nemmeno gli Stati più rigidi e meno permissivi, possono ormai impedire. A maggior ragione quando i cosiddetti ‘Paesi ricchi’ (come l’Italia) continuano ad avere un cronico bisogno di manodopera che nemmeno i flussi migratori interni – peraltro ormai quasi fermi – riuscirebbero ad esaudire. (SEGUE)