Roma, 10 dic – Il deputato ha poi espresso la propria preoccupazione per il fatto che, a causa di pochi immigrati che compiono crimini, spesso paghino alcuni onesti connazionali: “Ben vengano le persone giunte qui per lavorare. Io – ricorda Razzi – sono arrivato in Svizzera il 7 ottobre del 1965. Il lunedì successivo – era l’11 dello stesso mese – ho iniziato la mia carriera in un’azienda tessile”. Il deputato ha lavorato nella ditta fino alla data della sua elezione: “In realtà – ha sottolineato “l’onorevole operaio” – visti i tempi richiesti per il licenziamento, sono rimasto al lavoro per circa un mese e mezzo dopo la vittoria alle urne”. Con un risultato paradossale: l’impresa ha avuto per più di un mese un deputato come proprio dipendente. La storia di un emigrato, quella di Razzi, che racchiude in sé quella di tante altre persone, tra nostalgia di casa, entusiasmo, sconfitte e vittorie. “Più volte ho sollevato alla Camera la questione degli italiani nel mondo, spiegando che ogni ‘dieci lire’ spese per loro ne avremmo avute in cambio ‘cento’: ciò è dovuto al fatto che le nostre comunità sono estremamente dinamiche e produttive, e potrebbero portare ad un miglioramento dell’import-export e del dialogo tra l’Italia ed il resto del globo”. C’è un ulteriore caratteristica dei connazionali all’estero che Razzi ha voluto sottolineare: “I nostri emigranti provano un grande amore per il proprio paese di origine, si sentono più italiani che mai. Osservo spesso, in Svizzera, giovani oriundi che parlano la nostra lingua tra loro, e si appassionano come non mai a tutto ciò che riguarda l’Italia: dovreste vederli quando gioca la nostra nazionale! Quando abbiamo vinto i Mondiali di calcio, mi trovavo a Lucerna: per trentamila persone è stata una festa enorme, sono stato addirittura portato in trionfo”. Gli italiani nel mondo non sono solo un voto.
(Cat/Sis)