Bologna, 19 dic – L’ala di sinistra dell’antica serra ducale ospita invece le opere degli esordi, il corpus di fotografie inedito intitolato “Radici” e realizzato tra il 1955 e il 1965. Alcune decine di istantanee che documentano la città, i suoi abitanti, i suoi riti; una serie di flash (ogni fotografia si illuminerà soltanto al passaggio del visitatore) che Vaccari ha usato come schermi su cui fissare esperienze di altri, accorgendosi ben presto di come lo strumento fotografico non sia fedele rispetto alla realtà ma anzi possieda una capacità di registrazione e di percezione superiore all’occhio, quasi una sorta di “inconscio tecnologico” secondo una definizione dell’artista stesso. Pochi anni dopo questi scatti, Vaccari comincia a negare il punto di vista classico di chi realizza immagini fotografiche: fra il 1967 e il 1968 fotografa “La città vista a livello di cane”: “Fra i tanti automatismi che entrano in gioco quando si scatta una fotografia – spiega l’artista – c’è anche quello di fare tutte le riprese ad altezza d’uomo. Per liberarmi da questa abitudine ho cercato di immedesimarmi in un cane per vedere con i suoi occhi e ho abbassato la macchina dai soliti 170 centimetri ai 50”. Dai viaggi della memoria a “Trip lucido, esposizione in tempo reale n° 12”, un lavoro storico di Vaccari realizzato nella torre di Graz nel 1975 e “reinstallato” per l’occasione. Da qui poi il visitatore partirà per l’altra sede espositiva, il Fotomuseo Giuseppe Panini, dove ad accoglierlo ci saranno tre video. Ancora materiale inedito per un altro corpus fotografico intitolato “Isola di Wight” del 1970, un reportage particolare e innovativo. Ancora in gran parte inedite, le opere che raccontano alcuni viaggi minimi di Franco Vaccari, come “Viaggio+Rito”, che documenta con l’aiuto di due fotografi dotati di polaroid tutti gli istanti del viaggio di Franco Vaccari dalla stazione di Modena fino all’arrivo alla Galleria 2000 di Bologna, dove l’artista inizia ad appendere le foto del suo viaggio e dei visitatori che man mano arrivavano. Un altro viaggio minimo è “Omaggio all’Ariosto”, dove Vaccari, invitato a Ferrara all’omonima mostra dedicata al poeta, ha percorso lo stesso cammino che fece il poeta a piedi da Carpi a Ferrara, scattando polaroid, incollandole alle cartoline dei paesi attraversati e inviandole per posta a Palazzo dei Diamanti.
(Cep/Sis)