Gerusalemme, 19 dic – Gerusalemme, 19 dic – Accompagnando la delegazione umbra a visitare il cantiere, Padre Ibrahim è fiero di mostrare la futura destinazione dei locali: “Qui – dice – ci sarà una caffetteria, là una pizzeria, qui ci sarà il ping pong, lì uno spazio per giocare a ‘squash’ ed anche uno per la pallacanestro”. “L’Umbria – dice il parroco di Gerusalemme – ci ha aiutato molto nella realizzazione dei nostri progetti, a cominciare dai tempi dell’adozione a distanza di bambini di 20 comuni di Betlemme, e contiamo che ci aiuti anche in questa occasione. Il nostro centro giovanile ha una grande importanza, perché favorisce un’aggregazione, una dimensione comunitaria dove lo stare insieme diventa motivo per conoscersi, per misurarsi, all’interno di un progetto che è sportivo-spirituale, con le proprie potenzialità e i propri limiti”. L’accordo di Annapolis sulla questione israelo-palestinese? “Serve per cominciare un dialogo, e questo va bene perché se non c’è il dialogo c’è il disastro – risponde Padre Ibrahim -; era così anche nei lunghi giorni dell’assedio alla Basilica della Natività: quando si riusciva a parlare, si stava meglio, quando c’era il silenzio e la chiusura, tutto precipitava di colpo. E l’accordo di Annapolis ha questo di buono, che per la prima volta mette sul tappeto tutti i problemi della Palestina nella sua integrità”. A chi si chiede perché mai l’Umbria (come altre Regioni) dovrebbe aiutare i Palestinesi, invece che occuparsi delle cose di casa propria, Padre Ibrahim dice che “la Palestina è tutt’altro che lontana dall’Europa”, e che “l’Italia rappresenta la coscienza dell’Europa in Terra Santa”. Aiutare i Palestinesi – aggiunge – è dunque “un obbligo morale e non solo, perché se ci sono problemi qui, si sentiranno anche in Italia, perché la globalizzazione non riguarda solo il mercato, ma anche i problemi del mondo”. “Lo scopo del nostro centro giovanile – dice padre Ibrahim – è quello di dimostrare ai ragazzi che i luoghi di guerra e di grande sofferenza possono rinascere come luoghi di autentico dialogo e condivisione. Dimostrare cioè che è possibile – conclude l’Abuna della Parrocchia “San Salvatore” di Gerusalemme – educare alla pace, e sperare contro ogni possibile speranza”.
(Ili)