Roma, 19 dic – Il rimanente va alla trasformazione sottolio, in salamoia, prevalentemente per la ristorazione collettiva. I prezzi di vendita all’ingrosso sono circa € 2,00/Kg per il Prataiolo fresco; Veneto, Lazio, Emilia Romagna, sono le grandi aree che detengono la leadership della produzione fungicola nel nostro Paese, seguiti da Toscana e Lombardia. I fungicoltori italiani sono rappresentati da Aif, Associazione Italiana Fungicoltori, che riunisce più del 90% dei produttori. Già molto severi nell’utilizzo di fitofarmaci, (l’Italia è il paese che ha adottato da anni la normativa più restrittiva in Europa su questo tema) i fungicoltori italiani sono precursori del metodo, oggi largamente utilizzato, della lotta integrata, quindi drastica riduzione nell’uso di principi attivi e e uso di tutti i mezzi di difesa disponibili (tecniche agronomiche, fisiche, biologiche, ecc.). Appropriate tecniche colturali, quali estrema pulizia negli ambienti di coltivazione e nei luoghi circostanti, adeguate irrigazioni, varietà tolleranti, utilizzo di metodi fisici quali alte temperature e pastorizzazioni nella preparazione dei substrati di coltivazione che consentono, una ulteriore riduzione dell’impiego di sostanze chimiche di sintesi. Per la conservazione del prodotto finito si utilizzano solamente le basse temperature. I fungicoltori italiani hanno creato il logo europeo di qualità Champignon d’Europa, nel 2008 adotteranno anche la certificazione Euregape in osservanza dei regolamenti comunitari e delle richieste della Grande Distribuzione, al fine di garantire sempre più i consumatori in ogni aspetto produttivo. In Italia i fungicoltori sono rappresentati da Aif, l’unica associazione che raggruppa il 90% delle produzioni nazionali e che opera per la tutela delle imprese di coltivazione. Una associazione molto attenta – ha dichiarato il Presidente Lorenzo Montesi – produttore di Arezzo, alle valorizzazioni delle produzioni e che negli ultimi anni ha operato per risolvere alcune gravi anomalie nelle quali la fungicoltura viene spesso a trovarsi a causa di una sostanziale non conoscenza dell’attività, da parte del legislatore.
(Sis)