Roma, 2 gen – Natale e Capodanno appena passati saranno ricordati come i più “poveri” sotto il profilo alimentare. I consumi hanno fatto registrare un calo del 4 per cento rispetto allo scorso anno e per trovare un risultato così negativo bisogna tornare indietro almeno di dieci anni. Il caro-prezzi, però, ha fatto lievitare la spesa degli italiani che per imbandire le loro tavole per le feste, pur consumando di meno, hanno sborsato poco più 6 miliardi di euro, il 6,5 per cento in più nei confronti dell’anno precedente. A rilevarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale sottolinea che la flessione ha interessato generi come il pane, la pasta, il latte e i suoi derivati (formaggi in particolare), gli ortofrutticoli, la carne, che in questi ultimi mesi hanno subito aumenti ingiustificati sull’onda di manovre speculative. Sono state, dunque, feste austere. Non ci sono state spese folli, almeno sotto l’aspetto alimentare. Comunque, a tavola, ricorda la Cia, anche quest’anno ha vinto la tradizione e soprattutto il made in Italy. Come al solito, hanno prevalso nei pranzi e nelle cene tra le mura domestiche carni, pesce, insaccati, vino e spumanti. Specialmente per questi ultimi il calo dei consumi non si riscontrato, con oltre 80 milioni di bottiglie, nella stragrande maggioranza nazionali, con Asti e Prosecco in testa. Tra le carni e gli insaccati sono stati preferiti, rileva la Cia, pollo e tacchino (i cui consumi, dopo il crollo provocato dall’aviaria, sono tornati a crescere), maiale, cotechini e zamponi che, viste i rincari, anche in questa occasione sono stati preferiti ad ostriche, caviale e salmone (prodotti che hanno subito un calo dei consumi pari al 25 per cento). (SEGUE)