Strasburgo, 15 gen – “Noi pensiamo che non si debba mai trasformare il Parlamento Europeo in una cassa di risonanza di polemiche nazionali, ancorché su temi cosi sensibili e su questioni cosi drammatiche. Pensiamo, piuttosto, che sia proprio questa drammaticità a reclamare analisi serie, sia sul caso specifico che sul grande tema dei rifiuti, che non è un tema solo di Napoli o della Campania, ma è tema a cui tutte le comunità devono far fronte”. Così Gianni Pittella, presidente della delegazione italiana nel Gruppo Pse, nel suo intervento nel corso del dibattito sull’emergenza rifiuti in Campania al Parlamento europeo Strasburgo. “Si tratta di un tema che chiama in causa un modello di sviluppo che spesso sacrifica uomo e ambiente alle logiche del profitto o che, da altri punti di vista, offre ricette ideologiche e la falsa antinomia tra industrialismo senza anima e ambientalismo senza sviluppo – spiega Pittella – L’Italia è stato uno dei primi Paesi a dotarsi, col governo Prodi e col ministro Ronchi, nel 1997, di una legge moderna, coerente con quanto dice da tempo l’Unione Europea: educazione ambientale, raccolta differenziata, messa in sicurezza, utilizzo di mezzi di riciclo e di riutilizzo all’avanguardia e senz’altro sicuri per i cittadini e per l’ambiente. Questa legge ha trovato eccellenti applicazioni e ha creato anche fonti di economia e di occupazione”. In Campania però questo non è avvenuto, sottolinea Pittella. “Cosa si è rotto? Non v’è dubbio che vi sono responsabilità politiche di quanti, da destra a sinistra, si sono susseguiti negli ultimi anni in incarichi molto delicati. Tuttavia, non tocca a noi in questo momento accertare eventuali responsabilità di altro tipo che, se vi fossero, andrebbero sanzionate in modo rigoroso. Ma saremmo poco onesti se gettassimo la croce solo sulla politica. In Campania hanno svolto un ruolo decisivo molti altri fattori, come la criminalità organizzata, un senso civico poco diffuso, la carenza storica di infrastrutture”.
(Sis)