Forlì, 21 gen – Una delegazione di alcuni esperti provenienti da Maputo, capitale del Mozambico e di un rappresentante dell’Unicri, (l’Istituto Internazionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia) studiano il “modello” Sadurano per porre le basi per un impianto giuridico relativo alla criminalità minorile in Mozambico, dove è praticamente inesistente. Gli ospiti africani, presenti in questi giorni nel centro sulle colline forlivesi, hanno scelto la comunità di Sadurano – inserita all’interno del “Progetto di rafforzamento della giustizia minorile in Mozambico”, finanziato dal ministero degli Affari Esteri in Italia, affidato in gestione all’Unicri e co-finanziato in alcune parti anche dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune di Forlì – proprio perché rappresenta un esempio di eccellenza a livello nazionale di comunità educativa, in grado di offrire servizi alternativi al carcere minorile. Sadurano costituisce infatti, da oltre 30 anni, un luogo di comunione e solidarietà, un filo diretto col mondo del carcere, della malattia psichiatrica, della devianza e dell´abbandono, dove persone in difficoltà possono essere reintegrate nella società attraverso un percorso di “riabilitazione alla vita”, fatto di lavoro ma anche di aggregazione culturale, sociale, sportiva. E proprio questo percorso può essere “importato” in un paese come il Mozambico, che dopo la fine della guerra si è trovato ad affrontare gravi problemi sociali come l’ingresso dei minori nel mercato del lavoro informale che spesso sconfina nella illegalità. Una delle strategie del programma di giustizia minorile in Mozambico è proprio quella di creare una rete di servizi sociali per i minori in conflitto con la legge, utilizzando misure alternative per la soluzione dei conflitti a livello della comunità. Già nell’aprile scorso alcuni delegati dal Mozambico erano venuti a visitare Sadurano ed erano rimasti positivamente impressionati dai servizi offerti e dalle attività svolte.
(Grm)