Caracas, 22 gen – “Lo stato Italiano non può ricordarsi dei nostri connazionali solo in occasione di campagne elettorali. Là dove il governo latita, i funzionari ed i dirigenti della Farnesina dovrebbero seguire costantemente le sorti dei nostri connazionali all’estero anche quando non approdano alla ribalta delle cronache come accade per i 51 italiani detenuti nelle carceri venezuelane”. Questo l’allarme lanciato da Marco Zacchera, responsabile esteri di An e vicepresidente del comitato per gli Italiani nel Mondo della Camera, in Venezuela dal 20 gennaio e, in queste ore ,a colloquio con l’Ambasciatore Italiano Luigi Maccotta per approfondire la questione dei nostri otto connazionali dispersi nelle acque di Los Roques. Una vicenda sulla quale le Zacchera continua a chiedere alla Farnesina un’inchiesta dell’Italia affinché sia fatta piena luce sul disastro. “Durante la visita ai nostri detenuti –spiega l’esponente di An – fatta proprio ieri con Padre Leonardo Grasso nella prigione di Los Teques di Mirando, sembrava di vivere un incubo, un vero e proprio inferno: celle di 70 detenuti, di cui tre armati, che rappresentano la difesa interna. Solo in questa prigione lo scorso anno sono state sequestrate 2.800 armi, 37 bombe a mano e la scorsa settimana persino un mitra Uzi: quasi ogni giorno c’è una sparatoria.” “Qui”- denuncia Zacchera – “tutto è violento: nel 2007 si sono registrate 498 morti per risse; i detenuti sono costretti a pagare per avere l’acqua, il cibo, il letto, l’accesso all’unica doccia ed il ‘diritto a vivere’, ovvero la scorta armata nelle celle che costa 20.000 bolivares a testa ogni settimana, l’equivalente di tre euro a testa per sette giorni.” “L’Italia – prosegue Zacchera -“ha in Venezuela il gruppo di detenuti più consistente di tutto il continente sudamericano: ad oggi sono ben 51 italiani dimenticati in questo inferno che riescono a sopravvivere ed a sopportare le dure condizioni carcerarie grazie all’inestimabile opera di assistenza e conforto di Padre Leonardo Grasso”.” “Se l’Italia si è battuta per la moratoria contro la pena di morte – conclude Zacchera- dovrà battersi anche per queste morti. E’ indispensabile che gli organi di informazione sensibilizzino l’opinione pubblica sull’inferno quotidiano di queste carceri in grado soltanto di restituire, a fine pena, un detenuto abbrutito e violento anziché pentito”.
(Cat)