Roma, 29 gen – “Il governo Prodi si fondava per sua natura sull’ambizioso (forse fin troppo) programma di raggruppare senza perdita d’identità per la prima volta nella storia italiana le forze democratiche cattoliche e laiche con criteri e obiettivi di liberalizzazione ed equità amministrativa e rigore economico, e finalità di partecipazione unitaria ad un bene comune”. Inizia così, in un lungo articolo pubblicato dai quotidiani australiani “Il Globo” di Melbourne e “La Fiamma” di Sydney di ieri, l’analisi della situazione politica italiana da parte di Nino Randazzo , senatore del Pd-L’Ulivo, eletto nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide della circoscrizione Estero. Secondo Randazzo, il governo Prodi nei suoi venti mesi di vita ha messo in pratica più vere riforme e risultati positivi di quanto il ricompattato trio di centrodestra Forza Italia (o Popolo della libertà)-Alleanza Nazionale-Lega Nord non sia disposto ad ammettere o abbia realizzato nei precedenti cinque anni al potere. Lo stesso presidente del Consiglio che poco più di dieci anni fa portò l’Italia nell’area dell’Euro ha stavolta guidato un governo che ha salvato l’Italia dall’espulsione dall’unione monetaria, e l’ha salvata da un destino argentino, con la messa in ordine dei conti dello Stato e la riduzione della spesa pubblica, la ridistribuzione di parte dell’aumentato gettito fiscale (finalmente s’è capito che tutti debbono pagare le tasse) tra le fasce più deboli della popolazione, e un’altra parte a turare qualche buco dello spaventoso debito pubblico”. I rinnovi dei contratti di lavoro per molte categorie e le liberalizzazioni, scrive Randazzo, sono tra gli altri obiettivi raggiunti dal governo. (SEGUE)