Roma, 13 feb – “Le Autorità venezuelane hanno assicurato alla delegazione italiana che è loro intenzione continuare le ricerche nell’area del presunto impatto, dotandosi dei mezzi per la prosecuzione dell’attività a profondità più elevate, fino a oltre i 1000 metri. I tecnici italiani hanno confermato l’estrema difficoltà delle operazioni in corso, riconducibili in particolare all’impossibilità di delimitare il punto preciso dell’impatto e alla morfologia del fondale. Non si esclude pertanto che i tempi delle ricerche possano protrarsi a lungo”. Quanto alle verifiche specifiche, “la delegazione ha potuto chiarire con le Autorità venezuelane che nessun cellulare a bordo ha funzionato dopo l’orario dell’incidente, come confermato dall’esame dei tabulati telefonici dei cellulari venezuelani forniti alla delegazione dalle autorità locali. Due cellulari (uno del pilota, l’altro di una passeggera venezuelana) sono stati accesi al momento dell’emergenza ed hanno agganciato la “cella” corrispondente al ripetitore presente sull’isola di Gran Roque, ma non hanno potuto comunicare con l’esterno. La verifica in merito ai cellulari italiani spetta invece alla Procura della Repubblica, cui alcuni familiari si sono già rivolti. La delegazione ha infine potuto chiarire, in un colloquio con il coordinatore nazionale di patologia forense Boris Bossio e con il medico legale Morelia Quintana (che ha eseguito l’autopsia sul corpo del copilota rinvenuto il 12 gennaio scorso), che il copilota è deceduto a seguito di un severo trauma toracico, con conseguente lacerazione cardiaca. E’ quindi possibile escludere che egli sia rimasto in vita dopo l’impatto dell’aereo sul mare, o per giorni successivi al 4 gennaio. La data del decesso corrisponde infatti a quella dell’incidente”.
(Caf)