Roma, 27 feb – Dal 1997 al 2006 la spesa totale delle
imprese per la protezione dell’ambiente è passata da 10.330 milioni di euro a
25.512 milioni di euro, segnando un aumento del 147%. Lo rende noto l’Istat che
ha diffuso la prima serie storica dei dati sulle spese “ecologiche” sostenute a
titolo ausiliario dalle aziende italiane. L’incremento è il risultato di un
andamento dinamico caratterizzato da momenti di forte crescita, come tra il
2000 e il 2001 (+45%) alternati ad altri di sensibile decremento, come tra il
2002 e il 2003 (-21%). La crescita maggiore si è registrata tra il 1997 e il
2001, periodo in cui l’ammontare degli investimenti è risultato circa
quadruplicato. L’incremento medio annuo è stato invece del 16%. Questo tipo di
dinamica appare sensibilmente influenzata dalle misure pubbliche di
incentivazione agli investimenti ambientali, le quali appaiono particolarmente
incisive per numero e per l’ammontare delle risorse economiche messe a
disposizione in corrispondenza di alcuni periodi. Si tratta, ad esempio, dei
numerosi regimi di aiuto, cofinanziati con i fondi strutturali comunitari
2000-2006, finalizzati esclusivamente o parzialmente agli investimenti in campo
ambientale, o delle risorse statali destinate all’attuazione di accordi
internazionali quali il protocollo di Montreal sulle sostanze che impoveriscono
lo strato d’ozono o il protocollo di Kyoto della Convenzione sui cambiamenti
climatici. L’aumento degli investimenti nel quadriennio 1997-2001 sembra
indicare una significativa tendenza delle imprese a internalizzare la
produzione dei servizi ambientali: aumenti particolarmente significativi si
registrano nel settore della gestione dei rifiuti dove gli investimenti sono
passati dai 112 milioni di euro del 1997 ai 786 milioni del 2001; seguono il
settore della gestione delle acque reflue che, nello stesso periodo, ha
quadruplicato i propri investimenti passando da
il settore della protezione dell’aria e del clima dove gli investimenti sono
passati da
1.352 milioni di euro. Gli investimenti realizzati dalle imprese sono
indirizzati prevalentemente verso attrezzature e dispositivi cosiddetti di fine
ciclo (o end-of-pipe), ossia atti a rimuovere l’inquinamento una volta che esso
è stato generato, piuttosto che verso impianti e attrezzature atte a prevenire
o a ridurre ab origine la produzione dell’inquinamento (“tecnologie
integrate”). L’analisi per classe di addetti, continua l’Istat, evidenzia come
siano soprattutto le imprese di maggiori dimensioni (250 dipendenti e oltre) a
incidere sulla dinamica della spesa, con oltre il 70% degli investimenti
totali. Ad esempio, il calo complessivo del 37% degli investimenti ambientali
dal 2004 al 2003 è determinato prevalentemente dal comportamento delle imprese
di grandi dimensioni, che fanno registrare un decremento del 41%, a fronte
della flessione del 22,8% delle imprese con 1-249 addetti. (Cam)