Roma, 3 mar – Tra questi, Giuseppe Chiummiento, assunto alla “Patria” agli inizi del 1929, uno dei tanti esuli italiani, giornalisti perseguitati dal fascismo, i quali portarono in terra rioplatense un patrimonio di professionalità apprezzato non solo dalla comunità. Diede infatti, insieme a molti altri, nuova linfa ai periodici in lingua italiana di Buenos Aires e offrì più fresche e genuine letture sulla reale situazione italiana anche ai giornali argentini. In Italia, tra l’altro, Chiummiento aveva diretto per sei anni (dal 1919 al 1925) il quotidiano “La Basilicata”, un giornale democratico, dichiaratamente antifascista e ortodossamente vicino alle posizioni dello statista lucano Francesco Saverio Nitti, presidente del Consiglio nel turbolento primo dopoguerra in Italia, anche lui costretto a riparare all’estero per motivi politici. Quello che racconta il professore del Campus di Arcavacata, è che gli emigrati vedevano nella “Patria degli Italiani” la loro voce e il loro difensore civico. Si identificavano in pratica, in quelle dodici pagine abituali (tante ne pubblicava il giornale negli anni venti), nei supplementi domenicali o infrasettimanali, negli almanacchi annuali che continuavano l’opera iniziata da Basilio Cittadini, il quale ne aveva fatto un giornale d’informazione per la collettività emigrata. La storia del giornale di Buenos Aires ci viene raccontata dall’autore di “Pane, pace e costituente”, “Gli anni dei basilischi” e “Le mie Calabrie” con sentimento storico e premurosa precisione. Il saggio, frutto di una attenta ricerca e di una ricca documentazione, è una testimonianza “viva”del “caso” argentino. I riferimenti bibliografici poi, sono indicati accuratamente. Il lavoro del giornalista calabrese è riportato sul trentacinquesimo numero della rivista “Altreitalie” (luglio-dicembre 2007), che ha pubblicazione semestrale ed è disponibile on-line.