Roma, 19 mar – In particolare l’iniziativa si è avvalsa del progetto Enea “Kima labirišu – Come il suo originale” per la scansione e la duplicazione di tavolette cuneiformi mediante tecnologie altamente innovative e strettamente connesse l’una all’altra quali l’ingegneria inversa e la prototipazione rapida. In particolare l’ingegneria inversa e la scansione laser hanno consentito la duplicazione virtuale in 3D dei testi, quasi sempre incisi su tavolette bombate e iscritte sia su entrambi i lati, sia sui margini, e per questo di difficile lettura attraverso la fotografia bidimensionale. La prototipazione rapida poi ha permesso di costruire dei calchi delle tavolette; operazione resa attualmente quasi impossibile dall’orientamento delle autorità dei Musei di non consentire l’esecuzione di calchi con metodi tradizionali, potenzialmente distruttivi. Grazie alla duplicazione virtuale è stato quindi possibile consultare e leggere tutti i lati della tavoletta che, ruotando sullo schermo, può essere facilmente studiata al computer senza che sia necessario toccarla direttamente. Altra possibilità offerta dal progetto, quella dell’esame virtuale degli oggetti partendo da frammenti dei reperti, anche provenienti da diversi musei, prima della ricostruzione finale. La tecnologia quindi ha consentito lla creazione di un vero e proprio archivio virtuale. Il progetto finanziato dalla Farnesina si propone quindi come applicabile ad altri reperti archeologici, la cui catalogazione e restauro possono essere complicati.
(Grm)