Roma, 20 mar –
Pasqua
meteorologico, ma anche sul fronte delle presenze al ristorante. I dati sui
consumi fuori casa forniti dal centro studi di Fipe-Confcommercio per le
prossime feste pasquali testimoniano che continua il periodo di difficoltà. Le
previsioni non molto positive formulate dei ristoratori in occasione di Pasqua
e Pasquetta confermano che il 2008 non è iniziato bene per la ristorazione
italiana: per il 69% delle imprese intervistate questi primi mesi dell’anno
sono al di sotto dei risultati conseguiti nello stesso periodo del 2007.
Nonostante tutto, però, sono ancora molti gli italiani hanno voglia di
trascorrere una giornata di festa e di relax con la famiglia o gli amici al
ristorante, senza il fastidio di poi rigovernare casa, ma con il piacere di
trovare tutto pronto. La grande varietà di offerta e di prezzi proposti dai
pubblici esercizi – dal ristorante “alla moda” fino alla piccola trattoria –
consentono a tutti di trovare la sistemazione ideale: dal menù della tradizione
a quello della sperimentazione culinaria, dal classico tutto compreso, fino al
menù con scelta da parte del cliente. Gli oltre 5 milioni di clienti attesi
nella ristorazione italiana per i due giorni di festa, spenderanno 224 milioni
di euro (+1,2% sul 2007) con un lieve decremento delle presenze pari al 1%
rispetto all’anno precedente. Il giorno di Pasqua saranno in attività nove
ristoranti su dieci pari a poco più di 53.000 unità. Secondo la fotografia
scattata dalla Federazione dei Pubblici Esercizi su un panel di circa 260
imprese intervistate, il 48% dichiara di aspettarsi un risultato in linea con
quello dello scorso anno, per il 20% il risultato sarà migliore, mentre un
terzo degli intervistati prevede risultati negativi. Se i turisti stranieri
fanno registrare un lieve calo delle presenze (-3,2% rispetto al 2007) i
ristoratori italiani potranno contare sulla presenza dei residenti, con un +
4,8% rispetto all’anno precedente. Per mangiare fuori i prezzi rimangono
sostanzialmente in linea con quelli dello scorso anno: (44 contro 43 euro, pari
al +2,4%) per quanto riguarda il menu “tutto compreso”. Incrementi intorno al
4,5% per il pranzo ‘a la carte’. Il 75% dei ristoratori interpellati, come
tradizione, proporrà un’offerta di menu “tutto compreso”, mentre il 25%
proporrà l’opzione a la carte. Menu tradizionale in otto ristoranti su dieci.
L’agnello è tra i secondi di carne il piatto per eccellenza più o meno in ogni
regione, mentre grande varietà nei primi piatti e nei dolci.
(Cog)