Parigi, 25 mar – All’ora attuale in Italia un sistema terzo e basato su standard internazionali per la valutazione continua dell’attività scientifica ricercatori e dei docenti è solo allo stato embrionale. L’accesso a posti di ricercatore e docente nella maggior parte dei paesi europei si basa su standard internazionali di qualità scientifica. In Italia la distinzione tra pubblicazioni in italiano o in inglese, tra contributi sottoposti a peer review e contributi su invito, tra convegni internazionali e giornate di studio nazionali stenta spesso ad essere riconosciuta. L’investimento pubblico e privato in ricerca e sviluppo in Italia è tra i più bassi in Europa: pari all’1,1 per cento del PIL, contro l’1,81 dell’Europa a 25, il 2,7 degli USA, il 3,15 del Giappone. L’obiettivo di Lisbona è di portare gli investimenti per ricerca e sviluppo nell’Unione Europea al 3 per cento nel 2010. Dove trovare dunque una soluzione concreta ai penalizzanti limiti di un settore così importante per lo sviluppo di un paese? Beatrice Biagini ha in mente le risposte alle problematiche relative all’ambito della ricerca in Italia. Ecco per punti le misure che possono cambiare lo stato attuale delle cose. “Che il corpo dei docenti e ricercatori facenti parte del sistema universitario italiano venga sottoposto ad una valutazione rigorosa e periodica del proprio operato scientifico, da condurre sulla base di standard internazionali da parte di un agenzia nazionale esterna. Che lo stanziamento di fondi per la ricerca e la formazione sia basato su eccellenza e merito scientifico in primo luogo e non su criteri esclusivamente demografici. Gli atenei dovranno competere per le credenziali scientifiche e formative che offrono prima che per il numero di posti mensa, se non vogliono correre il rischio di svalutare la spendibilità dei titoli che offrono sul mercato del lavoro. Che si adottino politiche volte a rendere le Università italiane poli di aggregazione competitivi a livello internazionale e che si riduca la frammentazione di risorse intellettuali e finanziarie prodotta dalla creazione di nuovi atenei sul territorio.
(SEGUE)