Saarbrücken, 7 apr – Della “scelta di An di sciogliersi nel Pdl”, Franco Narducci ha affermato che si tratta di “tatticismo” affermando “Fini ha voluto guardare avanti ovvero alla futura leadership del Pdl, correndo tuttavia il serio rischio di perdere consensi nel proprio elettorato a destra, dove – come da consuetudine italiana – sono nate altre formazioni politiche che rivendicano l’appartenenza identitaria dell’elettorato di An e sicuramente eroderanno una parte, seppur limitata, dei consensi destinati al Pdl”. Grazie all’impulso dato da Veltroni e dal Partito Democratico, ha proseguito Narducci, “ha preso corpo un reale processo di aggregazione delle forze politiche, a destra quanto a sinistra, ma con una differenza sostanziale: il Pd è la risultante del processo avviato da tempo con l’avvento de L’Ulivo ed è stato legittimato dai congressi di scioglimento dei due partiti maggiori (Ds e Margherita) e dalla successiva fase costituente. Inoltre, Veltroni è stato nominato leader attraverso le elezioni primarie, un processo decisionale democratico che ha visto la partecipazione di milioni di cittadini italiani. Non mi pare che dalle altre parti sia avvenuta la stessa cosa e non abbiamo ‘inventato’ un partito nel giro di qualche settimana”. Alla domanda se la “spinta emotiva” impressa dalla recente conquista del diritto di voto per gli italiani residenti all’estero sia da ritenersi esaurita, il parlamentare ha affermato che “più che di esaurimento della spinta emotiva parlerei semplicemente di una trasformazione e adeguamento alla dialettica imposta dai bisogni espressi dalla nostra comunità residente al di fuori dei confini nazionali”. Alla domanda su chi andrà la vittoria elettorale Franco Narducci ha affermato: “All’estero sicuramente noi, in Italia…sì possiamo!”
(Cep)