Roma, 21 apr – Il rapido incremento della produzione su
larga scala di biocombustibili liquidi nei paesi in via di sviluppo potrebbe
inasprire la situazione di emarginazione delle donne nelle zone rurali e le
loro condizioni di vita, secondo un nuovo studio della Fao. La ricerca ha
evidenziato come le colture su larga scala destinate alla produzione di
biocombustibili liquidi quali bioetanolo e biodiesel, richiedano un uso
intensivo delle risorse – terra, acqua, fertilizzanti chimici e pesticidi – e
dei fattori produttivi, a cui i piccoli agricoltori, in particolare le donne,
hanno tradizionalmente accesso limitato. “A meno che nei paesi in via di
sviluppo non vengano adottate politiche capaci di rafforzare la partecipazione
dei piccoli agricoltori, specialmente donne, alla produzione bioenergetica
mediante un maggiore accesso alla terra, al capitale e alla tecnologia, le
disuguaglianze di genere diverranno probabilmente sempre più marcate e le
condizioni di vita delle donne peggioreranno ulteriormente”, ha affermato
Yianna Lambrou, co-autrice del rapporto “Gender and Equity Issues in Liquid
Biofuels Production – Minimizing the Risks to Maximize the Opportunities”. “La
produzione di biocombustibili sicuramente può offrire nuove opportunità, ma affinché
esse vadano a beneficio dei piccoli agricoltori, specialmente le donne, è
necessario che vengano attuate politiche a loro favore”. L’aumentata domanda a
livello mondiale di biocombustibili liquidi, unita alla maggiore richiesta di
terra, potrebbe esercitare una forte pressione sulle cosiddette terre
“marginali”, che hanno una funzione chiave per la sussistenza delle popolazioni
rurali povere e sono spesso coltivate dalle donne, fa notare il rapporto.
Secondo il documento convertire queste terre in colture per la produzione di
biocombustibili “potrebbe causare il parziale o totale abbandono delle attività
agricole da parte delle donne spingendole verso terre ancora più marginali”,
con gravi conseguenze sulla capacità delle donne di procurarsi cibo per sé e
per la propria famiglia. Il potenziale esaurimento e degrado delle risorse
naturali, associato alle coltivazioni su larga scala per la produzione di
biocombustibili, rappresenteranno un’ulteriore difficoltà per l’occupazione e
per le condizioni di salute degli agricoltori rurali, in particolare le donne.
Se la produzione di biocombustibili entra in competizione diretta o indiretta
sul piano della disponibilità di risorse come l’acqua e la legna, esse saranno
meno disponibili per l’uso domestico, con la conseguenza che nei paesi in via
di sviluppo le donne saranno costrette a percorrere distanze maggiori per
raccogliere acqua e legna, avendo così meno tempo a disposizione per
guadagnarsi da vivere da altre fonti. Un altro pericolo contro cui mette in guardia
il rapporto è che la conversione di coltivazioni locali in monocolture
destinate alla produzione di bioenergia potrebbe minacciare la biodiversità
agricola oltre che far perdere il prezioso bagaglio di conoscenze e competenze
tradizionali nella gestione, selezione e conservazione delle coltivazioni
locali – tutte attività svolte tradizionalmente dalle donne. (Dpo)