Roma, 2 mag – Ovviamente al primo posto del proprio pensiero, le associazioni cattoliche hanno il tema di un lavoro “dignitoso che significa l’istanza di tutele globali, perchè universali e perchè rispondono alle esigenze differenti delle diverse persone – ha spiegato Olivero – “Il nostro compito inizia proprio dai lavoratori più deboli, con soppressione delle varie forme di illegalità e di sfruttamento che sono il primo attentato alla sicurezza dei lavoratori fino ad arrivare alla tutela di tutte le forme di lavoro”. Il presidente delle Acli ha avvisato anche dei rischi della globalizzazione, che si lega ad una “una forma inaccettabile di economia predatoria nelle società individualizzate”. A questa doppia stortura della società va contrapposto uno sforzo alla multiculturalità, dal momento che in Italia “sono presenti circa 4 milioni di stranieri”, e dal momento che multiculturalità deve necessariamente far rima con “sicurezza e legalità”. Commercio equo e solidale, microcredito, movimento cooperativo – per Olivero – sono le strade da intraprendere per sconfiggere le distorsioni dell’attuale sistema economico. Insomma, le Acli ripartono sul terreno dell’attualità e della modernità “perchè hanno imparato a stare nel cambiamento, al punto che esse sono venute forgiandosi come movimento di frontiera tra modernità e tradizione”, e si pongono come ‘pungolo’ per la politica. E la politica, per ora, sembra essere disposta ad ascoltare.
(Sis)