Cesena, 5 mag – Tra i fondatori del primo Ospedale italiano a La Plata, in Argentina, il medico ed etnografo Stefano Cavazzutti, che per tutta la sua carriera si prodigò in favore degli emigranti italiani, è stato celebrato a Cesena con una benemerenza alla memoria, indetta dalla Regione Emilia Romagna, su proposta della Società di Ricerca e Studio della Romagna Mineraria. Alla celebrazione, presieduta da Silvia Bartolini, presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, sono previste le partecipazioni dei sindaci di Cesena, Mercato Saraceno e Alfonsine, oltre ad un collegamento in videoconferenza con i nipoti del medico a La Plata. L’onorificenza della Regione (proposta dalla Società di Ricerca e Studio della Romagna Mineraria) ricorda il medico per il suo “animo generoso, la sua libertà di spirito e la vivace intelligenza, che lo portarono a interessarsi, come medico e scienziato, dapprima dei poveri della Romagna, e poi degli italiani emigrati in Argentina”. Stefano Cavazzutti nacque ad Alfonsine (Ravenna) nel 1845. Maestro elementare e autodidatta, imparò dal padre l’arte medica, che esercitò per un periodo senza la laurea per puro spirito filantropico. Fervente mazziniano, Cavazzutti segnalò per primo le difficili condizioni di vita dei minatori della Boratella di Cesena, accattivandosi la stima di tutta la popolazione. Un rapporto anonimo sull’esercizio abusivo della professione medica lo costrinse ad abbandonare le miniere di zolfo della Boratella. A 33 anni, sostenuto da Aurelio Saffi, altro leader mazziniano, si iscrisse alla Facoltà di Medicina dell’Università di Bologna, dove si laureò in soli tre anni nel 1882. Fu tra i primi a combattere nel 1886 il colera, “lo zingaro maledetto”, come veniva chiamata in Romagna, che nella sola Ravenna causò oltre 500 vittime. (SEGUE)