Roma, 7 mag – “Il modello australiano di immigrazione – spiegano i due esponenti del Pd – parte dal presupposto che l’integrazione, cioè la partecipazione sociale, economica, culturale e politica dei migranti alla vita di un Paese, è un processo essenziale ed irrinunciabile e, proprio per questa ragione, i flussi migratori debbono essere ‘compatibili’ con questa esigenza. Raggiunto il limite fissato dal governo relativamente ai vari programmi, in Australia non entra più nessuno. I controlli sono severi – anche per chi arriva in Australia semplicemente per turismo e deve compilare la documentazione di arrivo e partenza”. “La politica del multiculturalismo – proseguono Randazzo e Fedi – sviluppatasi con la creazione di strumenti tesi a mantenere e sviluppare l’identità culturale delle persone – come l’Sbs, rete radiotelevisiva multiculturale o gli Office of multicultural affairs nei vari stati o i provvedimenti legislativi contro la discriminazione razziale, religiosa o culturale – non ha mai confuso il tema dell’appartenenza ad un paese, l’Australia, di cui si abbracciano lingua, cultura, tradizioni, valori e principi proprio con la ‘naturalizzazione’, cioè la libera scelta di diventare cittadini australiani”. “La politica multiculturale mette tutti in grado di dare il meglio della nostra identità per essere australiani ‘non omologati’, persone che costruiscono una realtà che è ricca e composita, diversa. Ecco, essere australiani, prima che ogni altra cosa, significa amare la diversità. Non abbiamo mai conosciuto un immigrato, di oggi o di ieri, che non abbia – e sono stati tanti – giurato fedeltà allo Stato australiano ed ai suoi simboli”.
(Cat)