Roma, 11 mag – Le immagini tornano in mente alla rinfusa: gli improbabili retropassaggi del maldestro Vratislav Gresko, la rabbia agonistica di Karel Poborsky, le lacrime di Ronaldo, le recriminazioni di Materazzi. Dopo il pareggio contro il Siena i tifosi dell’Inter sono in piena “sindrome da 5 maggio” ed è inevitabile che le istantanee di quella maledetta domenica del 2002 in cui i nerazzurri già virtualmente campioni d’Italia riuscirono a perdere partita e campionato all’Olimpico contro la Lazio tornino improvvisamente d’attualità. Tutto nacque, quella volta, dalla celebre rivalità cittadina tra le tifoserie di Roma e Lazio. I biancocelesti, in quella stagione già umiliati nel derby dai giallorossi, si scontravano all’ultima giornata con un’Inter che sentiva lo scudetto in tasca nonostante Juve e Roma fossero per la matematica ancora in corsa. Lì il tifo laziale lanciò l’altolà: perché mostrare contro i nerazzurri quella grinta non vista nella stracittadina, rischiando per lo più di far vincere gli odiati cugini? Decisamente meglio perdere. Un ultimatum che non piacque a molti giocatori biancocelesti, che infatti in campo diedero il massimo battendo per 4-2 un’Inter sull’orlo di una crisi di nervi. Un Poborsky che segna e manda a quel paese la propria curva che, anziché applaudirlo, lo fischia, fissa il fotogramma decisivo di quella domenica surreale. Ma nei finali di stagione, il calcio non è avaro di piccoli e grandi psicodrammi sportivi, di feste rimandate, di lacrime che sostituiscono inaspettatamente i sorrisi. Ne sa qualcosa la stessa Roma che, il 20 aprile 1985, dopo una rimonta in classifica contro una Juve in crisi, in casa perde incredibilmente contro la matricola Lecce, che non otteneva punti in trasferta dalla prima giornata. Proprio vincendo contro i salentini i bianconeri festeggiarono la domenica successiva il ventiduesimo scudetto, mentre i giallorossi furono battuti anche dal Como. Nel campionato 1999/00, del resto, sarà la stessa Juve ad essere ripagata con egual moneta, stavolta dalla Lazio. Tutto accade a Perugia, in casa di una compagine locale già salva. Il campionato, però, è avvelenato da mille polemiche. Un gol valido annullato al Parma proprio contro i bianconeri nel turno precedente occupa le pagine dei giornali per tutta la settimana. Patron Gaucci parla ai suoi in modo chiaro: contro la Juve si dà il massimo, altrimenti sono guai. E così accade, sotto una pioggia battente, in una giornata controversa e indecifrabile per molti versi, il gol del biancorosso Calori regala un inatteso scudetto alla Lazio. Ma non è solo il campionato a regalare simili colpi di scena. Rimarrà negli annali del calcio, ad esempio, la Champions League persa dal Milan contro il Liverpool nella stagione 2004-2005. Nella finale giocata a Istanbul, i rossoneri chiuderanno il primo tempo sul punteggio di 3-0. Intervallo di festeggiamenti prematuri e musi lunghi degli inglesi. Ma nella ripresa accade l’impossibile: in soli sei minuti i Reds pareggiano e, ai rigori, strappano al Milan una coppa che Maldini e compagni credevano di aver messo in cassaforte. Succede anche questo anche se, come lo stesso Liverpool imparerà due stagioni dopo, la palla è sempre rotonda e non c’è disfatta da cui un giorno non si abbia l’opportunità di riscattarsi.
(Asc)