Roma, 22 mag – “Un film senza senso”. Il regista
napoletano Pasquale Squitieri non si risparmia, in un intervista su “La
Stampa”, nel giudicare “Gomorra” il film di Matteo Garrone in concorso al
Festival di Cannes e tratto dal best seller di Roberto Saviano. Non bastano gli
applausi fragorosi ricevuti dopo il debutto davanti alla critica, l’aver
sbancato al botteghino dopo solo una settimana dall’uscita nelle sale e il
plauso della critica internazionale: per il battagliero regista napoletano, tra
i candidati alla direzione della Festa del Cinema di Roma, la pellicola si
ridurrebbe solo “ad ammazzamenti, a nessun tentativo di vedere cosa c’è
dietro”. Per Squitieri “di questa violenza cinematografica – si legge – dopo
aver visto Tarantino ne avevamo avuto abbastanza”. Insomma, una macchia nera
sullo sfavillante red carpet di Garrone e Saviano, pungente anche sulle minacce
ricevute dallo scrittore, liquidate come “buffonate da attore di quarta”.
“Quando la mafia vuole uccidere – ha spiegato – non c’è scorta che tenga e poi
se lui fosse veramente in pericolo andando in posti pubblici luoghi pubblici
metterebbe a rischio tutti gli altri”. Immediata la reazione di Domenico
Procacci, produttore e distributore del film: “Squitieri è liberissimo di
esprimere il suo parere riguardo a Gomorra e a qualsiasi altro film. Raramente
mi trovo d’accordo con lui ed è ovvio che non lo sia in questo caso”. Sull’accusa
di un Saviano “show man”, Procacci ha rimarcato il fatto che lo scrittore “non
ha fatto il red carpet, così come ha evitato qualunque situazione ‘mondana’. Mi
colpisce ancor di più quello che questa affermazione intende, ovvero la voglia
di Saviano di apparire e sfilare tra le star, di godersela in una situazione
personale che, dice poi esplicitamente Squitieri, in realtà di pericoloso non
ha nulla”. Non manca poi l’affondo: “Non avendo letto i giornali a proposito
del mancato red carpet, forse Squitieri non li ha letti neanche a proposito
dell’omicidio di Domenico Noviello, ucciso dalla camorra per dichiarazioni
fatte oltre otto anni fa”. Ma a difendere il nuovo e acclamato lavoro di
Garrone restano le pagine dei quotidiani internazionali. Le Monde l’ha definito
“un film formidabile. Così giusto che verrebbe da sperare che i camorristi,
vedendolo, abbiano vergogna di loro stessi. Ma è forse esagerare i poteri del
cinema”. Secondo Le Figaro: “Con la freddezza e la precisione di un
documentario il film segue i personaggi per meglio denunciare le cause e gli
effetti della legge mafiosa e dei suoi valori deleteri. Ciò che ne fa un pamphlet
solido ed efficace”. Per Liberation, invece, “il film, pieno di personaggi ben
disegnati e di situazioni abili, manca comunque di quel respiro che gli avrebbe
permesso, per esempio, di innalzarsi a un panorama grandioso della cupidigia
universale, associando i circoli viziosi della malavita e della violenza alla
vittoria del capitalismo sfrenato”. Ora a “Gomorra” resta solo da conquistare
la “Palma d’oro”.
(Cep)