Roma, 22 mag – Il patronato Inas Cisl, a pochi giorni dalla scadenza per la presentazione delle domande di regolarizzazione dei lavoratori immigrati clandestini (il cui termine è appunto il 31 maggio) sottolinea una “una ‘piccola’ tra le mille contraddizioni che travagliano le problematiche migratorie nel mondo di oggi”. Vale a dire quella che riguarda “600 mila lavoratori e lavoratrici ‘invisibili, “non certo per gli sportelli e per gli operatori del nostro patronato, né per le associazioni sindacali, presso cui hanno invece piena cittadinanza e riconoscimento – spiega il patronato – ma neppure per i loro datori di lavoro che sei mesi fa, al cosiddetto ‘click day’ per la lotteria delle regolarizzazioni, intasarono immediatamente il cervellone elettronico sommergendolo con 700 mila domande, per strapparsi uno dei 170 mila posti messi a disposizione dall’ultimo decreto flussi”. Di questi clandestini “con tanto di contratto di lavoro, adesso le Autorità competenti conoscono nome, cognome, indirizzo, attività di lavoro, più codice fiscale e generalità dei rispettivi datori e famiglie presso cui prestano opera in ruoli insostituibili e spesso benedetti, quando si tratta di cura e servizio alle persone, soprattutto non autosufficienti, vecchi o bambini che siano – scrivono dalla Inas Cisl – Logica e buon senso vorrebbero che chi svolge regolarmente un lavoro socialmente utile venga regolarizzato e, anzi, premiato e favorito con agevolazioni per il ricongiungimento familiare e per la piena integrazione dei figli nella comunità locale e nazionale. A volerlo non sarebbe un sentimento di labile buonismo, bensì un sennato ragionamento utilitaristico. Non c’è bisogno di scomodare ideologie solidaristiche, né di ricordare le nostre nonne friulane o abruzzesi che, al loro tempo, facevano da balie-badanti nelle famiglie borghesi d’Europa, per indurre a riflessioni di reciprocità, guardando a come gira la ruota della storia”.
(SEGUE)