Roma, 28 mag – Ma adesso la situazione è cambiata: “Quando abbiamo vinto i mondiali di calcio – racconta Franca Giannini, dell’associazione del Vallese – anche se viviamo nel cantone svizzero francofono, abbiamo festeggiato con i giovani del luogo”. Gli emiliano- romagnoli nel mondo tornano in regione come professionisti integrati, cittadini del mondo uniti dalla nostalgia di casa: “Dell’Emilia Romagna ci manca la bellezza, l’arte, la gioia che hanno gli italiani nel cantare”, rivelano Mariane e George Chita, professori in pensione di fisica e chimica residenti in Romania. George, grande collezionista di francobolli su Leonardo da Vinci, mostra orgoglioso un dizionario illustrato sul genio toscano, di cui è l’autore. “A me piacciono i sapori dell’Emilia Romagna”, dice Branca Tarla Vaccari, residente in Brasile. “Io – sottolinea Vivian Rodrigues, giovane oriunda residente in Brasile – vorrei imparare bene la lingua del mio bisnonno. In passato, in Brasile è stato vietato di parlare italiano, e adesso voglio colmare le mie lacune linguistiche: l’associazione emiliano-romagnola di Santo e Itu, di cui sono membro, organizza da due mesi a questa parte un corso gratuito di italiano”. Una delle presenze più toccanti alla riunione dei 127 emiliano-romagnoli è quello di Orestina Valla, partita 59 anni fa, nel dopoguerra, per l’Argentina, e tornata in regione, grazie all’iniziativa della Consulta, per la prima volta nei giorni scorsi: “In certi momenti – spiega con gli occhi umidi di lacrime – mi sembra di non essere mai partita. Non si perdono mai, le radici. Quando sono a casa, in Argentina, preparo ancora ai miei figli i tortelli di San Giovanni con la ricotta.
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