Roma, 9 giu – Un processo, vorrebbe dire il cantautore salentino, che non sempre ha portato benefici alla cultura italiana, musicale ma non solo. “Da quelle parti si riesce ancora a fare musica diversa. Il pubblico ascolta di più, a “El Baile” (un programma tv musicale cileno molto popolare, ndr) ho cantato perfino un brano religioso. Si riesce a fare musica diversa. E’ per questo che a me piacciono maestri come Conte, De Gregori, Vecchioni. Io ho suonato anche negli stadi, ma lo stadio deve diventare come il teatro: non mi piace il pubblico distratto, che canta, che applaude durante il pezzo. Basterebbe abituare la gente ad andare a vedere la musica classica. In Italia forse la tv ha insegnato che bisogna sempre urlare”.E’ proprio il rapporto con il mondo della televisione la grande ferita ancora aperta di Franco Simone: lui, che è anche autore televisivo, della sua partecipazione a Music Farm dice che “è l’unica esperienza che rinnego della mia carriera”, e ricorda i forti dissapori avuti con parte della produzione e dei concorrenti (“ci sono state persone che forse non si rendono conto delle cattiverie che hanno detto e fatto. Roba da aver bisogno di andare in cura da uno psicologo, se non avessi avuto il sostegno dei miei cari”). Però promuove a pieni voti l’ultimo format tv musicale. “X Factor invece è stato un programma ottimo, con quel genialoide di Morgan, uno che finalmente ha portato l’onestà intellettuale in televisione dicendo anche cose impopolari, la grande competenza di Mara Maionchi, e soprattutto i tanti talenti scovati, segno tra l’altro di una macchina organizzativa che ha funzionato benissimo. E poi ho rivissuto nei racconti degli Aram Quartet, che sono della mia terra e che apprezzo moltissimo, l’accoglienza e il calore che ebbi quando tornai in paese dopo la vittoria a Castrocaro”.
(SEGUE)