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CRISI DEL CREDITO: IMPRESE ITALIANE PIU’ PREOCCUPATE D’EUROPA (1)

it@withub.it by it@withub.it
16 Giugno 2008
in Archivio News dal mondo
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Roma, 16 giu – L’onda lunga della crisi del credito è motivo di grande preoccupazione per le imprese, in Europa e nel mondo, che prevedono un maggiore impatto nel corso del 2008, rispetto al 2007, con un rallentamento della crescita economica globale e un consistente aumento di insolvenze e fallimenti, e con possibilità che ciò si protragga anche nel 2009. Un mercato del credito sempre più restrittivo in tema di concessione di finanziamenti è solo uno dei motivi di preoccupazione delle imprese, a cui si aggiungono aumento delle insolvenze (come affermato dall’88% delle imprese italiane intervistate), incremento del costo di indebitamento (per il 71%), e minori opportunità di crescita del proprio business in termini di fatturato e utili (per il 68%). Questo è in sintesi ciò che emerge da un’indagine su un campione di 2.500 imprese di 14 paesi Europei e non (Belgio, Danimarca, Francia, Italia, Germania, Olanda Gran Bretagna, Spagna, Svezia, Svizzera, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Messico), sponsorizzata da Atradius, tra i gruppi leader a livello mondiale nell’assicurazione del credito, servizi di recupero crediti e fideiussioni. In particolare, in Europa, sono le imprese italiane ad affermare di aver maggiormente risentito della crisi del credito (per il 58% degli intervistati) rispetto a quelle europee (in media il 30% del panel) e queste esprimono particolare preoccupazione per il protrarsi della crisi a livello internazionale. A seguire troviamo la Spagna (44% degli intervistati) e il Regno Unito (46%). Effetti quasi nulli sono stati avvertiti dalle imprese svedesi e da quelle olandesi (come dichiarato rispettivamente dal 7% e dal 21% degli intervistati). A livello mondiale, le imprese più esposte agli effetti della crisi del credito sono quelle statunitensi (68% degli intervistati) e messicane (60%), e ciò anche a causa dei forti legami commerciali tra i due Paesi (circa l’80% delle esportazioni messicane, infatti, è destinato agli Stati Uniti). L’indagine denota anche un’estensione della crisi dal settore dei servizi finanziari ad altre tipologie di industrie a livello mondiale, con significativi impatti sulla crescita e redditività delle imprese appartenenti a vari settori. (SEGUE)

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