Roma, 19 giu – Tra il 2002 e il 2007 l’Italia ha registrato, dopo Cina e Germania, il maggiore incremento del valore delle esportazioni (+93,2% in termini nominali), riuscendo quasi a mantenere stabile quota di mercato (dal 3,9% al 3,5%) e posizionamento (7° posto al mondo per l’export). Sul fronte interno l’economia sembra arrancare, ma nella dimensione internazionale il nostro Paese mostra forte vitalità. Sono alcuni dei dati principali contenuti nel testo “L’ascesa dei segmenti vitali” elaborato dal Censis nell’ambito dell’annuale appuntamento di riflessione “Un mese di sociale” giunto alla ventesima edizione. Le altre principali economie mondiali hanno visto ridursi il proprio peso nel commercio internazionale a vantaggio della Cina (la cui quota di mercato è cresciuta dal 5% all’8,8%): Stati Uniti dal 10,7% all’8,4%, Regno Unito dal 4,3% al 3,1%, Francia dal 5,1% al 4%, Canada dal 3,9% al 3%. La Germania è l’unico Paese ad aver difeso la propria quota di mercato, rimasta ferma al 9,5%.. Il numero di fusioni e acquisizioni effettuate all’estero da imprese italiane è passato, tra il 2004 e il 2007, da 32 a 116, e il controvalore delle operazioni è cresciuto da 4 a 60,2 miliardi di euro. Nell’ultimo anno le aziende italiane hanno comprato soprattutto negli Stati Uniti (21 acquisizioni), seguiti da Germania (13), Inghilterra (10) e Francia (9). E una buona parte di imprenditori ha imboccato la strada dell’internazionalizzazione attiva. Il 52,1% delle aziende con oltre 50 addetti sono esportatrici. Il 13,4% (circa 3 mila) si sono internazionalizzate spostando all’estero parte delle funzioni o avviando oltre confine nuove attività. Un ulteriore 6% dichiara di avere già programmato, per il periodo 2007-2009, il trasferimento di alcune attività aziendali all’estero. Tra le motivazioni, il 53,9% mette al primo posto l’intenzione di accedere ai nuovi mercati, il 49,5% la riduzione del costo del lavoro, il 19% la ricerca di una tassazione più vantaggiosa. (SEGUE)