Liverpool, 26 giu – Il 2 luglio 1940 affondava, al largo delle coste inglesi, la nave Arandora Star, silurata da un sommergibile tedesco. La nave, partita dal porto di Liverpool, era diretta a un campo di detenzione in Canada e trasportava oltre 1500 persone di nazionalità italiana, tedesca e austriaca, colpevoli solo di trovarsi sul suolo inglese nel momento della dichiarazione di guerra nazifascista alla Gran Bretagna. Delle circa 800 persone che vi persero la vita, 446 erano italiani, in maggioranza originari dei Comuni dell’Appennino piacentino e, soprattutto, parmense: molti di Borgotaro, e ben 48 di Bardi. Il 16 agosto 1940 un pastore di Colonsay, un’isola delle Ebridi, trovò sulla spiaggia di Eilean nan Ron un corpo restituito dal mare. Era quello di Giuseppe Delgrosso, identificato grazie alla sigla stampata sull’abito. Nato a Borgotaro nel 1889, come tanti italiani partiti anni prima dai loro villaggi sull’Appennino, Delgrosso era diventato un potenziale nemico per la Gran Bretagna, anche se lui si sentiva parte di quella terra che lo aveva accolto, prima che i venti di guerra incattivissero gli animi. Per fortuna, il sentimento della pietà dimora a tutte le latitudini. Infatti, da quel 16 agosto 1940 i cittadini di Colonsay ricordano ogni anno questa tragedia, altrove cancellata dalla memoria collettiva di italiani e inglesi. Si recano sulla spiaggia di Eilan nan Ron, piantano una croce e depositano dei fiori. In qualche modo, questa semplice cerimonia di pace è diventata parte della storia della piccola comunità scozzese, e Giuseppe Delgrosso l’icona dell’emigrante che non ha avuto fortuna. Dal 2004 i 130 cittadini di Colonsay sono cittadini onorari di Borgotaro.
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