Roma, 7 lug – Tra le modalità di presenza all’estero, attuali e previste per i prossimi tre anni, a prevalere sono le attività commerciali più che gli insediamenti produttivi: nell’84,4% dei casi gli intervistati vendono direttamente i propri prodotti; il 12,5% delle imprese ha aperto in loco propri uffici di rappresentanza (quota che passa al 18,5% nelle ipotesi di sviluppo) ed è circa un’azienda su dieci ad aver creato una filiale commerciale; solo il 18,4% ha accordi di subfornitura (-3,2% nei prossimi tre anni, passando al 15,2% del campione) così come il 4,5% ha uno stabilimento produttivo. Ancora poco diffusa la partecipazione a gare e appalti internazionali (17,4%), a progetti di ricerca congiunta (che coinvolgono un’impresa su dieci) e a joint venture (realizzate nel 6,8% dei casi). La prevalente attenzione per le operazioni di natura più strettamente commerciale si riscontra anche nella scelta degli strumenti più efficaci di promozione del made in Italy, che conferma la preferenza per fiere (70%) e incontri B2B (38%). Due le tipologie di servizi più utilizzati: quelli collegati ad azioni di marketing, come fiere e mostre all’estero (81,1%), missioni imprenditoriali (69,8%), informazioni sull’affidabilità di partner d’affari (64,7%), ricerca di partnership (60,7%) e analisi di mercato (59,4%); e quelli di brokeraggio informativo per l’accesso al mercato estero, come informazioni su normative doganali o regolamenti locali (75,1%), materie contrattuali (71,2%), programmazione finanziaria (65,9%) o fiscale (61,8%) e tutela del marchio o corretta etichettatura dei prodotti (61%). A prevalere è comunque un’internazionalizzazione tendenzialmente autarchica, in cui si evidenzia una maggiore tendenza all’auto-organizzazione per quelle aziende che sono presenti da più tempo all’estero e che hanno imparato a gestire autonomamente i servizi per l’internazionalizzazione, anche avvalendosi di un network di professionisti, enti, consulenti e collaboratori costruito negli anni. Ma per migliorare la propria capacità competitiva le imprese continuano a richiedere una serie di interventi di natura pubblica: il 52,2% degli intervistati chiede maggiore visibilità per le imprese all’estero, migliore assistenza, agevolazioni nell’accesso al credito, un più favorevole cambio euro/dollaro, più informazioni sui mercati esteri, un’auspicabile stabilità dei mercati nonché una più accurata tutela del made in Italy e meno passaggi burocratici connessi all’attività di internazionalizzazione.
(SEGUE)