Roma, 9 lug – Per la prima volta in Italia, grazie al
contributo del Centro Studi Parlamentaria, è stato proposto di valutare le
implicazioni politiche, economiche e diplomatiche a lungo periodo indotte dalla
comunicazione tra l’Unione Europea e il Nawa (North Africa West Asia),
attraverso le analisi ed il confronto di idee di alcuni dei principali attori
istituzionali e commerciali italiani. Se n’è parlato ieri pomeriggio nella Sala
del Refettorio della Camera dei Deputati, alla presenza del senatore a vita,
Emilio Colombo, già presidente del Consiglio dei Ministri; Pierluigi Mantini,
segretario II Commissione Giustizia, rappresentante italiano dell’Osce; di Franco
Narducci, vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della
Camera dei Deputati; Giandonato Caggiano, docente universitario “Roma Tre”;
Virgilio Baresi, commissario regionale Cdl, presidente Rtb Network; Roberto
Mura, IV Commissione (Difesa), VIII Commissione (Lavori pubblici,
comunicazioni); Marcello De Angelis, della Commissione per l’indirizzo generale
e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi; oltre ad un ospite d’eccezione come
l’ambasciatore del Ghana in Italia, Charles Sagyis Amdama. Secondo quanto analizzato
dai rappresentanti istituzionali, il governo del flusso della comunicazione
dall’Ue ai Paesi del Sud Mediterraneo, del Nord Africa e del Medio Oriente,
diverrà nei prossimi decenni sempre più strategico per la sicurezza e avrà
inattese ricadute anche per la diplomazia e la politica estera del nostro
Paese. “La globalizzazione dell’economia obbliga già da decenni – ha
sottolineato Franco Narducci – a incrementare costantemente le esportazioni nei
settori dove è ancora competitiva, e la competenza europea, italiana in
particolare, nella produzione radiofonica, editoriale e cinetelevisiva, è
ancora di tutto rispetto”. “Abbiamo il dovere di condividere con il mondo intero
il nostro immenso patrimonio artistico e culturale, riconducendolo verso le nuove
politiche della comunicazione – ha proseguito Narducci -. Per farlo dobbiamo
incoraggiare i nostri Istituti Italiani di Cultura sparsi per il mondo a fare
di più, soprattutto in termini di presenza. Pensate che in un Paese di
700milioni di abitanti come
– ha sottolineato il parlamentare del Pd – è presente un solo Istituto Italiano
di Cultura (Shanghai)”. Stesso discorso per il comparto linguistico, laddove è
presente una crescente domanda di lingua italiana, “mancano le strutture
necessarie – continua Narducci – ma, a tal proposito, bisogna sottolineare il
contributo di auto-promozione fornito dai
nostri connazionali o discendenti all’estero, portatori di un patrimonio che
hanno bisogno di diffondere nei Paesi dove risiedono, costruendo Scuole e
Istituti dedicate allo studio della lingua, degli usi e dei costumi del Paese
d’origine”. Dello stesso avviso il segretario Mantini:“Bisogna rafforzare le
strategie di comunicazione, che siano di livello culturale, tecnologico,
plurilinguistico o di tele-comunicazione, in virtù del contesto politico
costituzionale del nostro Paese che si avvia, anche per la posizione geografica
che ricopre, verso un’Unione del Mediterraneo che – spiega Mantini – ha bisogno
di realizzarsi attraverso alcuni punti: coinvolgimento del Paesi del sud a
livello decisionale; incremento degli incontri per rendere più fitta la
collaborazione fra i Paesi; maggiore intesa fra attori ed enti privati”. Dopo l’intervento
del professor Caggiano, in riferimento ai mutevoli processi di trasmissione
relativi alla produzione radiofonica, telematica e cine-televisiva, che ci
conducono verso una condivisione economica e culturale con i Paesi che si
affacciano al nostro territorio, ha preso parola Virgilio Baresi presidente
della pluripremiata Rtb Network. “Il mio motto è ‘chi non comunica, non esiste’
– ha affermato l’imprenditore – per questo motivo l’impegno di Rtb Network,
multietnico e multilinguistico, è quello di comunicare con il maggior numero di
utenti, soprattutto con coloro che sono emigrati nel nostro Paese, per aiutarli
ad integrarsi al meglio nel nostro tessuto sociale, per conoscere la nostra
cultura, i nostri iter burocratici e la nostra lingua. Da settembre inizieremo
diversi programmi televisivi dedicati all’insegnamento della lingua italiana
agli immigrati, – ha spiegato Baresi – che consentirà loro di fare un salto di
qualità e acquisire maggiore sicurezza sia sul lavoro che nella vita di tutti i
giorni”.
(Cld/Sis)