Roma, 11 lug – “Insieme a tantissimi connazionali ho lottato contro le innumerevoli forme di categorizzazione e di luoghi comuni che hanno accompagnato milioni di italiani in ogni parte del mondo. Da una indagine condotta dalla Dante Alighieri qualche anno fa negli Stati Uniti d’America è emerso che, nonostante la nostra presenza in quel grande Paese abbia superato il secolo, agli italiani si associano ancora stereotipi come pizza, spaghetti, mafia e mandolini. Anche così si creano le condizioni per timbrare un popolo o un gruppo etnico; e per alimentare quel sentimento di avversione che si chiama razzismo, un sentimento tragico che spesso diventa paura, paura del diverso. Tante volte nella storia il diverso è diventato il capro espiatorio di situazioni che hanno una radice ben diversa e dovrebbero essere affrontate con ben altre linee d’azione politica. Io credo che un provvedimento come quello in esame debba necessariamente suscitare una riflessione sul fenomeno dell’emigrazione di massa che ha caratterizzato la storia del nostro Paese e della diaspora italiana nel mondo: 27 milioni di italiani e di italiane hanno lasciato la nostra nazione nell’arco di un secolo, spesso su piroscafi fatiscenti e pericolosissimi che evocano le imbarcazioni cariche di disperati che oggi attraversano il mediterraneo. Possiamo dimenticare le grandi tragedie del mare e del lavoro, le malattie e gli stenti che hanno accompagnato gli italiani nel loro percorso di emigrazione? Io credo di no e lo dico non per il “solito buonismo
di centrosinistra” che il centrodestra agita come accusa nei nostri confronti, ma perché sono profondamente convinto che la memoria storica di un popolo rappresenti una linea guida di alto valore”. Così Franco Narducci nel suo intervento sulla discussione generale relativa al Decreto legge sulla sicurezza (immigrazione), effettuato oggi in aula.
(SEGUE)