Venezia, 14 lug – Nonostante gli stereotipi che spesso lo dipingono secondo convenzioni alla luce dei fatti poco esaustive, il Nord Est appare oggi come un’area che rifugge da categorie consolidate e che sta attraversando un processo progressivamente adattivo, di rivisitazione in chiave innovativa dei propri elementi tradizionali. Lo si evince dal IX Rapporto sulla Società e l’Economia realizzato nel 2008 dalla Fondazione Nord Est e presentato oggi a Mestre. Un’indagine da cui emerge il ritratto di un “Pluri-Nord Est”, con il prefisso “pluri” applicato a diversi contesti. Pluri-culturale per la presenza progressiva di immigrati. Pluri-generazionale per la convivenza di più generazioni nella popolazione e nelle imprese. Pluri-settoriale per la coesistenza delle filiere e delle reti d’impresa e per la crescente commistione fra industria e terziario. Pluri-territoriale, perché il Nord Est delle imprese tiene un piede nei territori d’origine e con l’altro si muove sui diversi mercati. Un “pluri-Nord Est” che ha comunque assunto una direzione prevalente: un sistema qualitativamente più elevato. Sullo sfondo di questa pluralità di aspetti, permane, quale denominatore comune del Nord Est, il marcato carattere laburista, che assegna cioè al Lavoro un valore prioritario di riconoscimento. È un aspetto, questo, che si accompagna però al progressivo rallentamento della crescita economica del territorio. Molto probabilmente, infatti, nel 2008 il Pil si fermerà all’1%, quando soltanto pochi anni addietro veleggiava fra il 2 e il 4%. Questa stagnazione, tuttavia, nasconde fibrillazioni rilevanti, sia in senso positivo che negativo. In definitiva, inoltre, osservando le variazioni tra il 1995 e il