Roma, 25 lug – Nel 1908 in Svizzera vi furono molti incidenti ai danni dei lavoratori italiani emigrati ed impegnati in quei luoghi di emigrazione nella costruzione della rete ferroviaria in condizioni di lavoro rischiose e pesanti. L’incidente più grave fu quello che avvenne il 24 luglio 1908, alle ore 2,30, durante lo scavo della galleria del Lötschberg che costò la vita a 25 operai italiani. “Nel centenario di quella tragedia – ricorda Franco Narducci, presidente dell’UNAIE (Unione Nazionale delle Associazioni di Immigrazione ed Emigrazione) – i nostri cuori non possono che coltivare la memoria delle vittime affinché il ricordo dell’accaduto ci inviti, ancora oggi, a lottare per l’affermazione della cultura della sicurezza sul lavoro”. “Una necessità che va riaffermata – ha sostenuto Narducci – visto il numero ancora troppo grande di incidenti sul lavoro che colpiscono sia operai italiani che extracomunitari spesse volte in nero e in condizioni inadeguate alla sicurezza sul lavoro”. “Sugli stessi luoghi della tragedia di cento anni fa – ha continuato Franco Narducci – la Svizzera ha inaugurato, l’anno scorso, il tunnel di base del Lötschberg, un’opera colossale di 34.6 Km, che da Frutigen (altopiano bernese) porta a Raron nel Vallese ed io – ha sottolineato Narducci – ero presente al taglio del nastro, insieme ai colleghi svizzeri, ed ho potuto constatare di persona che quest’opera infrastrutturale è parte fondamentale delle reti di comunicazione europee e contribuisce a ridurre l’impatto ambientale e in piena sintonia con le norme sulla sicurezza alle quali tutta l’Europa è chiamata”.Infine Narducci ha ricordato che ” la famosa locuzione Frangar, non flectar incisa sul cippo che a Kandersteg ricorda i nostri caduti in quella tragedia, deve servire da alto monito per affrontare, senza arretrare, le sfide della modernizzazione e dello sviluppo sostenibile”.
(Sis)