Genova, 30 lug – Con in mano questo documento, l’emigrante-visitatore si incammina e ripercorre le varie tappe che tanti italiani prima di lui hanno compiuto prima di arrivare ad Ellis Island: il varco doganale, dove verrà accolto da un doganiere (virtuale) che, oltre a controllare le generalità dell’emigrante, gli dispenserà alcuni suggerimenti e consigli utili per il viaggio e la permanenza in terra straniera. Espletate queste formalità si sale sulla nave, e quindi si entra nei dormitoi, si visita la stazione medica, si va sul ponte e si vede la cabina di comando, accompagnati da immagini, oggetti dell’epoca (tra cui le tante lettere inviate dagli emigranti ai propri familiari rimasti in Italia) testimonianze audio e video. Alla fine del lungo viaggio la nave approda ad Ellis Island, dove gli arrivati devono rispondere alle domande dell’immigration office e vengono sottoposti a controlli medici e test psicologici prima di poter definitivamente fare ingresso nel nuovo mondo. Chiocchetti, prima di visitare il Museo genovese, ha avuto modo di recarsi anche presso il suo pendant statunitense proprio ad Ellis Island. “Alcune settimane fa ho visitato il Museo istituito per ricordare chi arrivava negli Usa, perché credo sia importante se non indispensabile tenere insieme le due realtà, la partenza e l’arrivo. Questo ovviamente non solo con riferimento al periodo storico della nostra emigrazione, ma anche quello attuale, in cui è l’Italia ad essere diventata una nuova Ellis Island. L’Italia è oggi un paese che attrae immigrazione, sia di cittadini che vogliono vivere nel nostro paese e far parte della nostra società, sia di persone che, per la peculiare posizione geografica nel Mediterraneo, scelgono di entrare in Europa passando attraverso il nostro paese”.
(Cat)