Roma, 7 ago – In una intervista al settimanale francese L’Express lo scrittore Roberto Saviano, a sei giorni dalla prima in Francia del film tratto dal suo libro “Gomorra”, afferma di voler smettere di “nascondersi come un topo” e annuncia di voler abbandonare la sua regione: “I napoletani non mi stimano. Certo, alcuni mi abbracciano ma altri mi sputano addosso. L’elite e la borghesia non mi ama. A loro parere, se parli di mafia, parli male della tua terra: è diffamazione”. E quando il giornalista, Philippe Broussard, gli chiede se gli capiti mai di odiare il suo libro per le difficoltà che gli ha creato nella vita, Saviano – che è costretto a vivere sotto scorta dal 2006 – risponde: “Ogni mattina”. Aggiungendo: “Non ho paura di morire, so che me la faranno pagare… Forse fra dieci anni, ma so che succederà”. E questo perché “la camorra è abituata a subire processi” ma “i suoi membri temono soprattutto l’attenzione dei lettori. Più il libro viene letto, più sono spaventati”. Saviano ribadisce quindi la necessità di interrompere l’ingresso di denaro sporco nell’economia nazionale e quella di ostacolare un giro di affari che supera perfino quello delle più grandi imprese presenti sul nostro territorio. Inoltre condanna con toni duri l’atteggiamento tenuto in tema di mafia da entrambi gli schieramenti politici italiani: l’errore di Berlusconi, a suo dire, è stato quello di “lanciare una lotta contro la criminalità, ma non contro l’economia criminale”. Errori, sottolinea Saviano, commessi anche dal centrosinistra. E chiude l’intervista con un pacato ottimismo: “Continuo a sperare, ma siamo in ritardo. Anche l’Europa”.