Roma, 20 ago – La vecchia raccomandazione vale sempre meno per trovare lavoro: l’importante oggi è essere testati, magari attraverso precedenti tirocini, stage o contratti di lavoro a tempo determinato. Il 35,2% delle aziende italiane con almeno un dipendente, intervistate nell’ambito dell’indagine Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro, dichiara infatti che la principale modalità per la ricerca e la selezione del personale è la conoscenza diretta, un canale di assunzione destinato, secondo i dati, ad affermarsi maggiormente nel 2008, con un +5% rispetto al 2007, specie per le aziende con meno di 50 dipendenti. Per un altro 25,3% delle imprese, poi, la selezione avviene principalmente facendo ricorso alle banche dati aziendali, nelle quali confluiscono i curricula dei candidati, a dimostrazione che un curriculum vitae articolato e ben scritto può aprire ai giovani la strada per il lavoro nel settore privato. E c’è da sottolineare che questa modalità di selezione è quella prevalente tra le imprese con più di 50 dipendenti (toccando percentuali comprese tra il 43% e il 49 per cento). Infine, soprattutto per le imprese di piccola dimensione sembra funzionare ancora bene il “passa parola”, ovvero la segnalazione di fornitori, clienti o altri conoscenti (16,6% nel complesso e 18,3% per le micro-imprese con meno di 10 dipendenti). Sommando insieme queste tre categorie si scopre che oltre il 77% delle imprese, al momento di assumere una nuova risorsa, partono da chi conoscono direttamente o hanno già in casa, oppure da candidati che hanno saputo presentarsi in modo efficace. Meno di un’impresa su 10 riceve invece raccomandazioni frequentemente. Resta però il fatto, rileva Unioncamere, che il mercato del lavoro italiano deve ancora trovare un sistema efficiente per fare incontrare domanda e offerta di lavoro, anche in considerazione delle persistenti difficoltà di reperimento per il 26,2% delle nuove potenziali assunzioni e del tempo medio che è necessario per coprire un posto di lavoro vacante, pari a 4,2 mesi. “Si sono fatti notevoli passi in avanti negli ultimi anni per avvicinare domanda e offerta di lavoro – spiega Claudio Gagliardi, direttore del Centro studi Unioncamere e vicesegretario generale dell’ente – ma la difficoltà di reperimento, pur calando, rimane ancora su valori troppo alti. Per superare questa problematica è necessario garantire una rete capillare sul territorio, di facile accesso e a costi contenuti o nulli. Non dobbiamo avere paura di moltiplicare i soggetti attivi che riescono a intermediare, fermo restando un quadro di regole certe, e al tempo stesso sburocratizzare perché nell’applicazione concreta delle diverse normative sia nazionali che regionali si sono posti poi una serie di vincoli che non hanno consentito la piena applicazione della liberalizzazione del settore”.