Perugia, 12 set – Per loro, in politica, le convinzioni ideologiche non contano ormai nulla: contano solo i risultati ottenuti dai governi. Lavoro, uguaglianza, sicurezza, identità: le parole della politica non sono né di destra né di sinistra. Alle ultime elezioni hanno votato prevalentemente per il centro-destra, ma potrebbero votare indistintamente un uomo di sinistra, se fosse capace di risolvere i problemi del Paese, e se fosse onesto. Pragmatici, non rinunciano però al momento del voto ad affermare le proprie convinzioni personali, i valori in cui credono. Sono gli elettori del “partito” post-ideologico secondo le Acli, che hanno presentato questa mattina a Perugia, nella seconda giornata del loro convegno di studi, i risultati di un’indagine esplorativa realizzata dall’Iref su “La destra e la sinistra nel tempo dell’antipolitica”. L’istituto di ricerca delle Acli ha sondato un campione rappresentativo di 1500 individui per coglierne sentimenti, atteggiamenti e comportamenti nei confronti della società, della politica e delle tradizionali categorie di destra e di sinistra. Provando a disegnare un quadro dello spazio politico italiano diviso in quattro grandi aree in base alle opinioni, gli orientamenti politici e le condizioni sociali degli intervistati. Il gruppo più consistente è quello definito “post-ideologico”, che comprende la maggioranza relativa degli intervistati – 46% – e mostra appunto una visione della politica che si colloca al di fuori dello schema destra-sinistra, eppure ugualmente distante dagli atteggianti di antipolitica che caratterizzano un’altra porzione abbondante del campione (22%). Per gli italiani post-ideologici – tutt’altro che disinformati sulle questioni politiche (il 70% segue il dibattito pubblico, con uno scarto di +10% rispetto al campione) – le soluzioni per i problemi dell’Italia potrebbe trovarsi più facilmente nel dialogo tra maggioranza e opposizione. E’ in questo gruppo che si colloca la maggioranza dei cattolici praticanti (53%).
(SEGUE)