Tenerife, 23 ott – La quinta sezione del Tribunale Provinciale di Tenerife, ha celebrato l’altro ieri, martedì 21, la seconda giornata del processo penale a carico dell’imputato italiano Stefano E., accusato di avere ucciso con sette coltellate il suo coinquilino spagnolo, Sergio R.G. e di averne poi tentato l’occultamento del cadavere, dandogli fuoco. Nel corso della mattinata – come descritto dal quotidiano ‘Diario de avisos’ hanno prestato giuramento nell’aula 12 del Palazzo di Giustizia, i 14 testimoni del processo. Il primo ad essere ascoltato e testimone principale dei fatti è stato C.A.P. di nazionalità colombiana che ha confermato di aver ricevuto una telefonata dall’imputato, la notte del 23 agosto 2006. In quella telefonata Stefano chiedeva all’amico colombiano di raggiungerlo a casa, in quanto aveva da comunicargli qualcosa di molto “urgente”. C.A.P. che in quel periodo, lavorava come taxista, ad Adeje, al termine del suo lavoro si diresse verso l’abitazione di Stefano, dove l’imputato gli confesso’ di avere un cadavere in casa. A quel punto, secondo le sue stesse dichiarazioni, il C.A.P. fuggi’ “terrorizzato”; più tardi si confido’ sull’accaduto, dapprima con un suo amico e collega taxista e successivamente con la sua fidanzata. Solo nelle prime ore del mattino successivo decise, dopo aver raccontato il fatto anche ad un amico poliziotto, di sporgere denuncia alla polizia. La storia personale di C.A.P. è abbastanza peculiare in quanto a seguito delle denuncia venne trattenuto in arresto per tre giorni. “ Non ho documenti ed ora non ho lavoro, nel mio paese (Colombia), un questi casi è meglio tacere, ma qui ho pensato fosse diverso, adesso voglio solo uscire da questa storia”, ha dichiarato il testimone. Fra gli altri testimoni ascoltati, anche due vicini dell’imputato, che hanno definito Stefano, una persona “normale e gentile”. Un giorno che rimanemmo senza luce, Stefano aiuto’ mia moglie a portare la culla con il bimbo, a casa di mia suocera, ha dichiarato uno di loro.
(Bar/Sis)