Genova, 27 ott – Mercoledì 29 ottobre nella Sala Vespucci del Galata Museo del Mare, genovesi e ospiti della città potranno partecipare ad uno speciale incontro sul tema dell’emigrazione. Coinvolti Maria Paola Profumo Presidente del Mu.MA, Pierangelo Campodonico Direttore Mu.MA e curatore scientifico della mostra “La Merica!” in corso al Galata Museo del Mare, Antonio Gibelli Responsabile Settore Migrazioni del Comitato Scientifico Mu.MA e Gian Antonio Stella giornalista e autore nel 2003 de “L’Orda. Quando gli albanesi eravamo noi” e curatore a sua volta del museo calabrese “La Nave della Sila” dedicato all’emigrazione da quel territorio. Durante l’incontro verrà presentato il catalogo ufficiale della mostra “La Merica!”. Parteciperà all’incontro anche l’editore della pubblicazione Stefano Vablais della Sagep Edizioni. Partendo dal successo della mostra che in quattro mesi è stata visitata da circa 40.000 visitatori i relatori dialogheranno tra l’emigrazione passata e odierna. Un’occasione per parlare dei meccanismi dell’emigrazione e, soprattutto, delle modalità con cui si espresse, in particolare nei viaggi per mare che rappresentano lo specifico della missione del Galata Museo del Mare. Occasione, in sostanza, per parlare delle condizioni di chi viaggiava, ma anche di chi ci guadagnava, dalle lunghe soste nei porti in attesa della nave, al traffico di anime che arricchì gli armatori, ai modi con cui si era trattati una volta arrivati a Ellis Island che venne realizzata per “controllare” l’emigrazione di italiani e di altre “teste calde”, come polacchi ed ebrei russi. Questa memoria, negli anni, è andata perdendosi o è diventata labile: le storie, ricche di dettagli, corredate da foto e da lettere, sono diventate confuse, lontane. Questo non è un processo insignificante, nel momento in cui il nostro paese passa dalla condizione di “paese d’emigrazione” a quella di “paese d’immigrazione”: la perdita della memoria è il rovescio della medaglia, che assume caratteri di intolleranza, di xenofobia, se non di vero razzismo, a fronte di una minaccia alla propria sicurezza portata da chi è straniero e viene vissuto come invasore del territorio. La battaglia per la memoria è salutare, per l’auto-comprensione di un popolo e dei processi sotterranei o espliciti che lo attraversano. Ne “L’Orda. Quando gli albanesi eravamo noi” Gian Antonio Stella invita a riflettere su un passato di emigrazione italiana stracciona, sulle violenze e sul razzismo di cui sono stati oggetti i nostri nonni e le nostre nonne, sugli abusi e le violenze che loro stessi hanno praticato a loro volta nei paesi di cui erano ospiti. Questa riflessione aiuta a comprendere che non esistono popoli migliori di altri e che, purtroppo, la strada dell’emigrazione è lastricata dal dolore, soprattutto di chi parte, e dalla insofferenza, di chi vede arrivare i nuovi “ospiti” . (Com)