Roma, 30 ott – Gli immigrati hanno un tasso di attività (73%) di 12 punti più elevato degli italiani e sono creatori di ricchezza: concorrono per il 9% alla creazione del PIL (stima Unioncamere), coprono abbondantemente le spese sostenute per i servizi e l’assistenza con 3,7 miliardi di euro utilizzati come gettito fiscale. Nel giudicare gli addebiti giudiziari nei confronti degli immigrati, secondo Caritas e Migrantes – che hanno anche curato due recenti pubblicazioni sulla Romania e sulla Albania – “il doveroso contrasto della devianza non deve portare a equiparare immigrazione e criminalità: è proprio per questa equilibrata impostazione che i Governi romeno e albanese hanno deciso di presentare i due volumi nelle rispettive capitali”. Caritas e Migrantes, sulla base dei dati esposti nel XVIII Rapporto, auspicano modifiche per rendere più agibili le procedure burocratiche per il soggiorno e l’inserimento nel mondo del lavoro e potenziare, anche finanziariamente (così come avviene negli altri Stati membri), le politiche per l’integrazione. Secondo monsignor Vittorio Nozza (Caritas Italiana), monsignor Piergiorgio Saviola (Fondazione Migrantes) e monsignor Guerino Di Tora (Caritas diocesana di Roma) “è l’ambito delle politiche di integrazione il banco di prova della capacità della classe dirigente di un paese chiamato ad affrontare il tema delle migrazioni”.
(Sis)