Bogotà, 6 nov – Responsabile di ben 139 massacri che causarono la morte di 837 persone in tutta la Colombia, l’italocolombiano Salvatore Mancuso, leader paramilitare delle Autodifese unite della Colombia (Auc), risulta latitante dopo che nel maggio scorso ottenne l’estradizione dagli Stati Uniti. Secondo il settimanale “El Espectador” di Bogotà, a due settimane da nuove testimonianze spontanee di Mancuso a Washington, la Procura generale colombiana “è riuscita a ricostruire una mappa preliminare della barbarie, terrore e massacri che l’ex capo paramilitare ha promosso per una decina d’anni in tutto il Paese”. Figlio di un emigrante italiano e di una colombiana, Mancuso è stato implicato dai giudici antimafia italiani nelle operazioni “Decollo” e “Tiburon Galloway” che hanno portato all’arresto di narcotrafficanti in Italia, Usa e Colombia. La data d’inizio dell’attività criminale di Mancuso, secondo quanto riportato da “El Espectador”, risale al 29 novembre 1994 con il massacro di “Las Gardenias”, dal nome della fattoria dove furono uccise 11 persone (Las Gardenias di San Pedro de Urabà). Mancuso avrebbe agito indisturbato per anni, alla guida del suo elicottero, nei dipartimenti di Antioquia, Cordoba (che gli ha dato i natali), Sucre, Magdalena, Cesar, Bolivar, Norte de Santander e Meta, gestendo operazioni di eliminazione di avversari, o presunti tali. Il massacro più conosciuto è quello di El Salado (40 morti), seguito dall’attacco a Mapiripan e La Cooperativa (30) e a Tierralta (Cordoba), dove furono eliminati 25 indigeni dell’etnia Embera Katio, sospettati di connivenze con le Farc.