Roma, 10 nov – Randazzo fa un paragone con il rapporto degli Usa con le minoranze. “Una riflessione merita anche il ruolo delle minoranze nel ri-orientamento politico degli Stati Uniti scaturito dalle consultazioni popolari del 4 novembre. Se è pur vero che è stata la maggioranza dell’elettorato bianco insieme alla quasi totalità dell’elettorato afroamericano a decretare la solida affermazione di Obama è altrettanto vero che in alcune aree degli Usa i gruppi etnici di ispanici e asiatici e i raggruppamenti religiosi di ebrei e musulmani sono stati segnatamente influenti, quando non addirittura determinanti, sul risultato elettorale. Al contrario, scarso o nullo l’interesse per gli italoamericani come categoria di elettori a sé stanti, evidentemente considerati un gruppo etnico, più che integrato, assimilato e diluito nella popolazione generale. Durante i briefing pre-elettorali tutti gli analisti hanno ammesso di non conoscere, e pertanto non poter valutare, l’incidenza degli italoamericani nel panorama politico statunitense, eccetto per un paio di laconici accenni incidentali, e dietro nostra espressa richiesta, alla percezione di una vaga tendenza a favore dei conservatori repubblicani, nonostante un’italoamericana “doc”, Nancy Pelosi, alla presidenza della Camera dei deputati”. “Anche nella consapevolezza di italiani costretti a far la figura di figli di un dio minore nel contesto della partecipazione diretta e indiretta a un evento di portata planetaria – conclude Randazzo – di fronte alla marea umana di Chicago a celebrare il trionfo di Obama la notte di martedì 4 novembre, impossibile trattenere un luccicone di sollievo e di gioia. Per l’America e per il mondo”.
(Sis)