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Roma, 11 dic – Un bancomat anonimo ed azzurro, con i due
cerchi congiunti da sempre simbolo di Mastercard. Ad un primo sguardo sembra
acquisti del governo ricaricabile di 40 euro al mese che garantisce sconti
sulla spesa e sulle bollette energetiche ad over 65 e famiglie con almeno un
bimbo sotto i 3 anni con reddito annuo non superiore ai 6 mila euro. Ma nei
dettagli si scopre il voluto “taroccamento”. Ecco quindi che si legge
“Desperate use only” al posto di “Electronic use only”,
“Infamat” al posto di “Postamat”, “Poveritaliani”
al posto di Posteitaliane. E, nel logo Mastercard, Misercard: il nome che
Sinistra Democratica ha dato alla sua nuova “goliardata” dopo avere
già spopolato tra le mani degli studenti dell’Onda con una trovata analoga,
il santino sarcastico sul ministro Gelmini. Il partito guidato da Claudio Fava
che lavora alla costruzione di una nuova forza di sinistra, dialogante con il
Pd, conferma quindi la sua linea di opposizione extraparlamentare giocata sullo
sberleffo al governo Berlusconi. E in questo caso alla politica “Robin
Hood oriented” del ministro Tremonti. Come già accaduto per il santino sul
ministro dell’Istruzione verrà organizzata oggi alle 17 – alla vigilia dello
sciopero generale della Cgil – una distribuzione in Parlamento della
“Misercard”, cui seguirà quindi quella per le vie delle diverse
città, a Roma in via del Corso, l’arteria dello shopping per eccellenza. Con un
invito: mostrarla in giro per “manifestare” la propria opposizione
“ad una misura inutile e propagandistica”. Sul retro della Misercard,
quello dove l’intestatario della Social card è invitato a mettere la sua firma,
si legge inoltre il sarcastico attacco dei creatori della Misercard:
“L’anticrisi fai-da-te. Il governo Berlusconi ha prosciugato le tue finanze?
Per rimediare, il ministro Tremonti ti regala questa carta: 1 euro e 33
centesimi al giorno per realizzare i tuoi sogni più folli. Mi raccomando, senza
scialacquare”. Ma non solo ironia pungente. Sd accompagna alla sua iniziativa
un documento nel quale, in dieci punti, sostiene che
cittadini e spreca risorse”. Al primo punto della sua confutazione la considerazione
che la distribuzione di un milione e 300 mila carte su 7 milioni di poveri
stimati in Italia “crea ulteriore divisione tra gli ultimi”. Il
secondo punto si pone la domanda retorica: “Più del 90% degli aventi diritto
sono pensionati. Perché non aggiungere l’obolo di 1 euro e 33 al giorno
direttamente nelle pensioni invece di sceneggiare
ulteriori complicazioni alla vita già non facile degli anziani?”. Terzo punto
la questione del costo, della carta come delle transazioni: “Non è dato di
sapere quale sia e a carico di chi. Se è per i pensionati è una truffa, se per
lo Stato è uno spreco”. Al quarto punto si sostiene che i negozi convenzionati
ad accettare la carta acquisti del governo sarebbero al momento solo il 5%:
“Uno su venti se va bene. Vogliamo quindi mandare i pensionati a fare il
giro delle sette chiese per utilizzarla?”. Da qui, al quinto punto, si paventa
“il rischio che generi aumenti dei prezzi negli esercizi che l’accettano
così come è accaduto per i Food Stamps negli Usa”, laddove non sono
previsti controlli per evitare che questo accada, offendo “un’altra occasione
per poter truffare chi non ha risorse”. Una “non trasparenza”,
unita alla “impossibilità di verificare l’importo disponibile” che,
come si legge nel sesto punto, “non consente l’uso oculato e attento delle
piccole cifre a cui chi non ha è sempre attentissimo (sconti, promozioni e
microtrattative)”, “aumentando stress e senso di esclusione”. Il
settimo punto del documento che accompagna
Democratica ricorda che la carta “non serve e non risolve la fonte della
maggiore preoccupazione degli anziani” quella delle spese mediche e
sostiene che, “se possibile la complica”. L’ottavo punto cerca di
smontare la stima che la quota giornaliera della Social card valga quanto un
cappuccino e cornetto: “Sia perché il costo medio è più alto, sia perché i
bar non possono accettare card per questi microacquisti. Lo stesso vale per tutta
la rete dei piccoli acquisti quotidiani (che si tratti di un biglietto o delle
caramelle per un nipotino)”. Il nono punto critica proprio la garanzia dell’anonimato
voluta dal governo per garantire la privacy dell’intestatario (anche se sul
retro occorre apporre la propria firma: “La card non è nominativa quindi
può essere usata da chiunque, questo aumenta la possibilità che i malfattori
puntino con più attenzione gli anziani nei giorni delle ‘ricariche'”.
Infine, il decimo punto, è un diretto attacco al presunto obiettivo politico
dell’operazione sostenendo che le Social card possano essere utilizzate in
futuro come “1.300.000 voti da ‘ricaricare'”. (Gmr)