Roma, 18 dic – Mantica ha anche ricordato che il governo italiano, nonostante l’alternanza degli esecutivi, non ha mai cambiato atteggiamento al riguardo: “Abbiamo avuto un rappresentante speciale italiano – ha detto – che ha operato quotidianamente, essendo presente a Nairobi, affinché si attivasse un processo politico-istituzionale di rafforzamento delle istituzioni somale”. “Voglio ricordare altresì che è stato assunto un preciso impegno da parte dell’Unione africana sull’invio di truppe di peace-keeping all’interno della Somalia, denominato Amisom. A questo intervento hanno sostanzialmente partecipato soltanto due Paesi africani, Uganda e Burundi; gli altri Paesi africani non sono in grado o evidentemente hanno problemi ad intervenire in Somalia. La comunità internazionale ha nominato un rappresentante speciale dell’Onu in Somalia, ma non ha ottenuto un grande consenso su questa operazione”. Il sottosegretario ha sottolineato, inoltre, che “le truppe etiopi si stanno ritirando e le bande degli Shabab, che sono in parte collegate alle Corti islamiche e quindi ad Al Qaeda, rappresentano anche soltanto interessi di business, di traffico di droga e di armi e di altre questioni; come spesso accade, ormai la distinzione tra la parte ideologica e quella di criminalità organizzata è estremamente difficile”. Credo, dunque – ha concluso Mantica – si debba ricordare che in Somalia anche sul terreno c’è una situazione istituzionale e politica di grande degrado e in continuo peggioramento. Pertanto, immaginare operazioni sul mare di contenimento della pirateria, ignorando la realtà della Somalia è, a giudizio del governo, non accettabile. A nostro avviso, i due impegni devono essere congiuntamente assunti perché non si cura un sintomo senza affrontare e cercare di capire il male”.
(Epa)