Roma, 19 gen – “Per scrivere un romanzo è necessario ascoltare la voce e la vita dei personaggi, sentirli vicini, rompere il diaframma che ci divide da loro, vivere su differenti livelli temporali e aprire una finestra nel tempo. Per parlare di Tintoretto ho dovuto condurre idealmente il lettore nel Cinquecento, all’interno di un quadro, di un’epoca, di una lingua e di uno spazio diversi da quelli attuali”. La scrittrice Melania Mazzucco ha così descritto l’anima del suo nuovo libro, La lunga attesa dell’angelo (Rizzoli), presentato il 16 gennaio scorso presso la Scoletta di San Rocco in Venezia in occasione del terzo appuntamento organizzato nell’ambito dell’iniziativa “La Dante allo Strega”, nata dall’accordo tra la “Dante Alighieri” e la Fondazione Bellonci, che consente alla Società di far parte della giuria esprimendo un voto collettivo per uno dei candidati al più prestigioso riconoscimento letterario italiano. All’incontro, promosso dal Comitato di Venezia della Società Dante Alighieri in collaborazione con il Dipartimento di Italianistica dell’Università “Ca’ Foscari”, con la Fondazione Bellonci e con la Scuola Grande Arciconfraternita di San Rocco in Venezia, hanno preso parte Rosella Mamoli Zorzi, Presidente della “Dante” veneziana, Serena Fornasiero, italianista dell’Università Ca’ Foscari e membro del Consiglio Direttivo del Comitato, Stefano Petrocchi, Responsabile Progetti della Fondazione Bellonci, e Alfredo Baroncini, Cancelliere della Scuola Grande Arciconfraternita di Venezia. Il Comitato ha risposto con entusiasmo al progetto “La Dante al Premio Strega 2009” – ha spiegato la professoressa Mamoli Zorzi – e vorrei ringraziare il Presidente della Società, Ambasciatore Bruno Bottai, e il Segretario Generale Alessandro Masi per aver incluso la “Dante” veneziana nella decina per il voto. Non è un caso che il bellissimo libro di Melania Mazzucco venga presentato in questo luogo, perché è dedicato interamente al grande Tintoretto, di cui la Mazzucco ricrea la vita attraverso 15 monologhi che si svolgono durante le ultime 15 notti del pittore. Quello che più ho apprezzato di questo romanzo è il riscatto della figlia del Tintoretto, la famosa Marietta, “liberata” dalle interpretazioni e dalle grafiche dell’Ottocento”. “La lunga attesa dell’angelo è molto diverso da una semplice biografia, sebbene gli eventi della vita e della storia di Venezia nell’epoca in cui Tintoretto vi ha vissuto, siano tutti scrupolosamente rispettati, seguiti e rivisitati in maniera narrativa e romanzesca – ha precisato la prof.ssa Fornasiero -. A differenza di un qualsiasi profilo biografico, infatti, il romanzo comincia dalla fine e solo attraverso la fine recupera il passato; inoltre, è presente una voce narrante in prima persona, filtrata attraverso la soggettività poderosa che dai contemporanei era attribuita a Tintoretto, un personaggio sicuro di sé anche se tormentato da dubbi, voglioso di fare, animoso nel lavorare, infaticabile, impietoso fino all’arroganza e capace di tenerezze insospettabili. Più che di un ‘io narrante’ parlerei di un ‘io confessante’”.