Roma, 18 feb – “Costituzione, immigrazione e integrazione. L’italiano una lingua per conoscere e per conoscersi” è il titolo del convegno che si è svolto questa mattina a Roma nella sede della società Dante Alighieri, da sempre impegnata per agevolare l’integrazione degli stranieri immigrati in Italia. “La lingua – ha ricordato Tullio De Mauro, professore emerito della Sapienza intervenuto al dibattito – è il vettore principale di identità e integrazione sociale”. E quale modo migliore per farlo se non partendo dalla nostra Costituzione. Proprio per questo la Dante sta realizzando un progetto, presentato durante la tavola rotonda, per divulgare la nostra Carta Costituzionale tradotta in varie lingue attraverso il sito internet www.ladante.it. “Questo perché – ha aggiunto De Mauro – ciò che rende straordinaria la nostra Costituzione non è solo l’identità storica e culturale che racchiude, ma anche il modo diretto e limpido con cui comunica”. “Oggi più che mai -ha spiegato Giuseppe Patota, responsabile scientifico del Plida – la questione della lingua non può considerarsi esaurita. Possiamo dire, infatti, che è si è solo evoluta nei contenuti: da quelli più specificatamente letterari, a quelli sociali e politici. E’ fondamentale ora favorire la diffusione della lingua italiana tra gli stranieri che contribuiscono alla vita economica, sociale e culturale del nostro Paese”. “Ad oggi sono tantissimi gli interventi messi in atto dall’amministrazione centrale, regionale, locale e dal volontariato per la diffusione della lingua italiana e l’integrazione degli immigrati presenti sul nostro territorio – ha chiarito Maurizio Silveri del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali –. È necessario dunque fare il punto della situazione per capire cosa in sostanza serve per incentivare l’insegnamento dell’idioma. Quello che abbiamo fatto e faremo deve quindi confluire in un’azione strutturata e sistematica fortemente auspicata dal ministero del Lavoro. Soprattutto adesso che il flusso migratorio diminuirà drasticamente a causa della crisi economica è indispensabile puntare sulla formazione dell’insegnamento”. “Il problema dell’insegnamento della lingua nelle scuole – ha spiegato Luciano Favini del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – riguarda principalmente la questione dell’autonomia. Bisogna superare questa fase del fai-da-te e realizzare indicazioni utili e condivise. Un obiettivo potrebbe essere quello di preparare insegnanti specialisti di italiano Lingua 2”. Senza contare che la conoscenza dell’idioma da sola non basta. Come ha indicato Peter Schatzer dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni “è fondamentale pensare i corsi come approcci integrati all’orientamento culturale, politico, lavorativo, giuridico e sociale. Solo in questo modo gli stranieri non verranno più considerati meri lavoratori ma veri e propri cittadini”. Le conclusioni sono state affidate a Lucio Villari dell’Università degli Studi di Roma Tre che, ricordando i recenti episodi di intolleranza avvenuti nel nostro Paese, ha specificato come “dobbiamo sempre tenere a mente la nostra storia, così da esercitare il diritto di accoglienza almeno in misura pari a quella che è stata riservata a noi nei secoli passati”. Senza dimenticare l’importanza della diffusione dell’italiano perché “come diceva Machiavelli, nell’uso comune della lingua non ci devono essere differenze per non turbare i rapporti tra le persone”. Nell’ultima parte del convegno è stato infine presentato il programma televisivo di Rai Educational, realizzato in collaborazione con il ministero della Pubblica istruzione, dal titolo: “In Italia. L’Italia e l’italiano per stranieri”, ideato e firmato da Isabella Donfrancesco. Due serie di quaranta puntate da 30 minuti ciascuna, registrate in 40 città diverse, con 140 schede in pillole che approfondiscono determinati temi. Si tratta di una docufiction per stranieri adulti e giovani-adulti di nuova residenza nel nostro Paese, di cui si sta già varando la terza serie. (Erg)