Bologna, 23 mar – Per ogni chilometro di strada extraurbana
in Italia circolano 24,8 autocarri, il che significa che se fossero tutti
contemporaneamente in marcia ve ne sarebbe uno ogni
emergono da una elaborazione dell’Osservatorio per
dell’Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici) su dati Aci ed
Eurostat. In Italia vi sono grandi differenze a livello regionale in merito
alla concentrazione di autocarri. Infatti, come evidenzia la tabella qui sopra,
la regione in cui il rapporto tra autocarri e chilometri di strade extraurbane
disponibili è più alto è
Lombardia
tutti in marcia contemporaneamente. Seguono in questa classifica il Lazio (con
44,7 autocarri a chilometro, cioè 1 ogni
1 ogni
il Veneto (35,8 e cioè 1 ogni
ogni
Chiudono la graduatoria
Basilicata
(9,6 e cioè 1 ogni
metri
(14,2 e cioè 1 ogni
metri
sopra esposti si evince che la densità di autocarri è correlata al diverso
grado di sviluppo e di internazionalizzazione dell’economia e del settore del
trasporto merci di ogni singola regione. Dal rapporto dell’Osservatorio per
Airp emergono, poi, anche altri interessanti spunti di riflessione. In generale
nel nostro Paese si registra una crescita sostenuta della domanda di mobilità
di persone e merci, come si evince anche dal rapporto sulla domanda di mobilità
degli italiani nel 2008 redatto dall’Isfort (Istituto Superiore Formazione e
Ricerca per i Trasporti). Lo scorso anno infatti questo rapporto ha messo in
evidenza una crescita della domanda di mobilità degli italiani, osservabile
nell’aumento, rispetto al 2007, del numero di passeggeri al km (+11,4%) e del
numero degli spostamenti (+3,7%). A fronte di questa crescita si registrano
ritardi nell’adeguamento delle infrastrutture viarie alle crescenti esigenze
del traffico. Vi è inoltre un elemento che rende ancora più grave il problema
delle carenze della rete viaria italiana ed è costituito dal fatto che nel
nostro Paese non brillano certo per efficienza i trasporti ferroviari e, per
motivi geografici, manca la possibilità di usufruire di una rete interna di
trasporti via acqua, che è ad esempio molto efficiente e ben sviluppata in
Francia e Germania. La conseguenza è che una quota molto rilevante del
trasporto di merci (oltre che di persone) avviene su gomma, utilizzando
infrastrutture troppo spesso non adeguate. In una situazione generale
caratterizzata quindi da una crescente domanda di mobilità, da una densità di
veicoli sulla strada piuttosto alta e da uno stato delle infrastrutture non
adeguato al volume di traffico – sottolinea in una nota l’Airp (Associazione
Italiana Ricostruttori Pneumatici) – assume una grande importanza, ai fini
della sicurezza della circolazione, mantenere gli autoveicoli in condizioni di
perfetta efficienza. Oggi, poi, vista la grande attenzione riservata alla
questione ambientale e vista anche la crisi economica, è imprescindibile,
soprattutto per le aziende che si trovano a gestire una flotta di veicoli come
le aziende di autotrasporto, garantire insieme efficienza dei mezzi, alti
standard di ecocompatibilità e riduzione dei costi operativi. Per raggiungere
questi risultati sarebbe auspicabile un maggior ricorso ai pneumatici
ricostruiti, che rispondono pienamente ai requisiti di sicurezza, risparmio e
rispetto ambientale. Dal 13 settembre
d’Europa in tutti i paesi dell’Unione è possibile vendere pneumatici
ricostruiti soltanto se conformi alle norme Ece Onu 108 e 109, che prevedono
sui pneumatici ricostruiti controlli analoghi a quelli previsti per i
pneumatici nuovi, con il risultato di offrire agli utilizzatori le stesse
condizioni di sicurezza dei pneumatici nuovi. A questi aspetti i pneumatici
ricostruiti abbinano un minor costo rispetto ai pneumatici nuovi e la possibilità
di allungare il ciclo di vita di un pneumatico, riutilizzandone una parte
fondamentale (la struttura portante), la cui vita va ben oltre l’usura del
battistrada.